giovedì 25 luglio 2019

Il labirinto e la realtà ingannevole di Mariacristina Guardenti


Da sempre affascinata dagli studi antropologici sul “symbolum” sintesi del mistero significante riconducibile o legato ad un  luogo un oggetto un segno od una azione, ho potuto toccare con mano il valore intrinseco di un immagine che porta in sé e richiama suggestioni antiche e memorie primitive, in un esperienziale da me condotto su un antico labirinto all’interno della magica cornice boschiva presso l’Agrituirsmo Montebelli Caldana di Grosseto.

Di fatto l’ottica antropologica che riguarda il labirinto ha sempre avuto nelle epoche e nelle società più diverse  “valore di modello iniziatico: VITA - MORTE - RINASCITA legato all’idea della morte come passaggio ad una nuova vita.. Rappresenta i motivi della prova  dell’iniziazione” in cui viene considerato come una “porta” passaggio con tutte le sue aperture e chiusure, entrate e uscite strettamente affine alla sequenza INGRESSO – PROVA – SUPERAMENTO PROVA - USCITA.

Porta che ha essa stessa il significato di verifica e. dove i protagonisti riescono a superare questa, non senza difficoltà possono accedere alla prova vera e propria del Viaggio iniziatico.

Quindi potremmo ipotizzare il labirinto come metafora che indica  “il motivo della purificazione e dell’iniziazione dell’eroe attraverso la prova”.  Il continuo vagare in luoghi labirintici potrebbe rappresentare la condizione necessaria affinchè, superata la serie di prove, l’iniziato possa mondarsi dalle colpe miseramente umane e placare l’ira divina …  In un mondo del tempo presente in cui è difficile distinguere tra verità e apparenza, la via d’uscita per il moderno Viaggiatore è frutto di una conquista lenta e faticosa quasi a simboleggiare che lungo e pieno d’ostacoli è il cammino che conduce l’Uomo al possesso della verità se mai questa possa essere raggiunta.

Nella nostra vita abbiamo incontrato (chi più chi meno) in alcune circostanze una serie di impedimenti, difficoltà, prove interminabili o peregrinazioni  che ci hanno spinto ad inseguire situazioni senza via d’uscita a scegliere soluzioni sbagliate o a ritornare spesso sui propri passi. Ecco che il labirinto assume di volta in volta un significato che cambia. Per alcuni metafora di assenza di una via d’uscita per altri simbolo di un Viaggio senza limiti nel limite architettonico dato dal disegno geometrico più o meno complesso costituito da varie linee e corsie disposte in una spirale -oppure un quadrato- che tracciano un percorso verso il centro, dove l’ingresso  coincide con l’uscita segnalando così fin dall’inizio la sua costituzionale ambivalenza simbolica ovvero la vicinanza, sovrapposizione o addirittura coincidenza fra significati opposti. Il disordine che crea confusione nelle scelte è solo apparente ma chi entra rischia di rimanerci intrappolato,perché il suo mistero è simile al caos primordiale che genera un ordine, serpente arrotolato, viscere, cervello. Investito di poteri magici dove tutto appare non lineare seppur geometrico. La complessità fisica del percorso labirintico è quindi illusoria probabilmente dovuta all’effetto suggestivo delle sue spire che s’avvicinano e s’allontanano dal centro prima di giungervi. In realtà il labirinto delimita uno spazio ben ordinato e ritmato da armonie geometriche sacre.

Geometria sacra che contiene diversificati elementi misterici che descrivono con eleganza fenomeni architettonici, artistici, matematici, scientifici. Negli antichi insegnamenti di geometria sacra, la sacralità di tutte le cose nell’Universo può essere descritta in termini di schemi geometrici provenienti dalla mano di Dio dove molte cose contengano inaspettatamente una geometria nascosta non ovvia a prima vista.

Secondo Dan Winter scienziato, pioniere della video animazione, esperto mondiale della Geometria Sacra, il labirinto è la proiezione simbolica bidimensionale delle spirali Phi Φ  ( Phi detto numero d’oro la cui proporzione è 1,618) che fanno il toroide (è facile vederlo osservando una pigna). Il toroide secondo questa fisica eterica sarebbe il mattone della materia e l’atomo. Il labirinto secondo Winter è una proiezione simbolica dei giri che le spirali Phi della luce fanno nel centrare il nucleo dell’atomo.

Di indiscutibile complessità sono invece le tantissime valenze simboliche, esoteriche spirituali e mistiche che agiscono da sempre sulla psiche umana. Il labirinto è la rappresentazione figurativa di realtà astratte e coinvolgenti, la cui traiettoria orizzontale s’interseca con un’aspirazione verticale verso conoscenze difficilmente accessibili. Benché racchiuso in spazi apparentemente limitati ci indica invece un viaggio oltre il limite, verso una dimensione  ancora da esplorare.

Quale  valore può avere il labirinto e gli inganni ad esso collegati se non la trasformazione simbolica di espansione crescita e sviluppo con tutti i suoi contrari. Creazione evoluzione e dissoluzione dei meandri della mente, spirale infinita di Energia Universale, Fonte Divina, Flusso di Vita.

Il labirinto come emblema universale per eccellenza della ricerca dell'infinito del non-limite da parte di noi esseri finiti e limitati. Chi lo percorre o contempla  diventa consapevole che il confine fra umano e divino, fra finito e infinito è misteriosamente permeabile. Non a caso la sua unica apertura,  ingresso e uscita, ci tenta irresistibilmente al transito. Questo simbolismo, intricato e multiforme come il disegno stesso, subisce varie e significative trasformazioni nel tempo  riflettendo così l’evoluzione del pensiero dell’uomo, la sua maturazione e  il suo misurarsi con le sfide che la coscienza e crescente conoscenza gli impongono.

Nel Laboratorio da me condotto dal titolo “Labirinto: realtà ingannevole” avevo l’ambizioso obiettivo di promuovere conoscenza esperienziale sul Labirinto nel bosco sostenuto dal tema del convegno “Fabula e Realtà” a cui ho partecipato in veste di relatore esperenziale. Ho pensato di strutturarlo come un modo consapevole di manifestare se stessi e la modalità di incontro con l’altro all’interno di una cornice “fantastica” della campagna Toscana. Ideato come “momento d’incontro” in cui l’opera agevola l’unità corpo mente spirito.  Strutturato per dare ampia possibilità di mettersi in gioco attraverso creatività e nuove prospettive, attivate dall’utilizzo di materiali artistici espressivi. Da sempre, in modi diversi, il labirinto parla della rischiosa complessità del mondo, di vita e morte, di bene e male, di perdizione e redenzione; parla anche di solitudine, di angosce e paure, di misteri occulti e segreti gelosamente custoditi.

Il ripetersi di figure e forme geometriche rimandano al concetto dell’eterno ritorno e ricordano la transitorietà della vita umana. Il Rischio in assenza di limiti per conoscere se stessi in cui il destino diventa intrigante capriccioso e ingannevole è stato al centro di un focus esperienziale con tempi e ritmi che si sono sempre adattati al gruppo presente proprio per rispetto dei peculiari movimenti del gruppo che io considero un sistema mosso e sorretto da un campo informato che guida verso la risoluzione migliore.

Ho impiegato la meditazione consapevole perché essa si rivela un’attitudine umana universale. Una intenzionale e non giudicante modalità di essere attenti al dispiegarsi dell’esperienza, nel momento presente. Qualità base della mente che consente lucidità, visione, risonanza, empatia, resilienza. Attraverso questo mezzo i partecipanti sono stati guidati all’interno di un Viaggio metaforico per una consapevolezza del percorso da attraversare. L’uso delle maschere come materiale artistico ha favorito la possibile interazione con il mistero che avvolge il labirinto. Esercizi in gruppo e a coppie pensati per comunicare la profondità di se stessi e una nuova modalità di interazione.  

Il risultato è stato raggiunto con emozione e coinvolgimento e sarà riproposto in toscana con grande umiltà e riconoscimento al “genius loci” che mi ha permesso di compiere in armonia con il sacro bosco una esperienza di alta risonanza emotiva. Grazie.

Il labirinto in quiete di Mariacristina Guardenti






















Dove tu non sei

Fate e magie riposano

Aspettando un cenno

Un movimento dolce nell'aria

Sorride il "Genius loci" e attende

Non disturbare la vibrazione

Onora il luogo o

La sua ira sarà tremenda

Rispetta Uomo il significato...


Reciprocità e Redistribuzione comportamenti di relazione sociale e culturale non propriamente economica a cura di Mariacristina Guardenti



In tempi e luoghi diversi il processo economico ha trovato la sua collocazione istituzionale e ha mutato i rapporti tra società ed economia che sono comprensibili in un ottica antropologica di transazioni condivise che giustificano le relazioni interpersonali.

Questo in parte quanto sottolinea Polany nella sua opera “ la grande trasformazione 1944” richiamandosi ai contributi dell’antropologia (Malinowski Mauss Boas ) cerca di mostrare che il motivo del guadagno non è “naturale” per l’uomo. Le economie primitive non sarebbero comprensibili se si attribuissero ai loro protagonisti motivazioni utilitaristiche. Esse funzionano invece sulla base di complesse reti di obbligazioni condivise che motivano il comportamento individuale.

Il perseguire un guadagno è diventato importante solo negli ultimi secoli con il crescere dell’economia di mercato che spinge a ricercare una azione economica ispirata al guadagno non vi è quindi una “naturale propensione al guadagno” nell’uomo. I beni, secondo l’autore sono soggetti a tre principi fondamentali  che possono regolare le attività: produzione, redistribuzione e scambio di mercato; nelle società dove prevalgono reciprocità e redistribuzione non vi è la “ricerca“ del guadagno ma una forma di integrazione che passa attraverso la reciprocità e la redistribuzione.

Un esempio di reciprocità: genitori con i figli e viceversa, uno scambio non mediato dalla moneta e avviene tra soggetti che sono legati da un vincolo extraeconomico. Reciprocità quindi come forma di integrazione basata sugli scambi per rinforzare i legami sociali, quando prevale i beni e i servizi vengono scambiati sulla base di aspettive che prevedono il ricevere altri beni e servizi fissati da norme sociali condivise (le quali prevedono anche i tempi e i modi). Sono regolate da istituzioni che perseguono chi non le rispetta, a differenza dello stato e del mercato che costruiscono transazioni impersonali e universali. Oltre agli scambi familiari vi è la reciprocità fra estranei (donazioni, volontariato) attraverso il “dono” e la reciprocità si crea un sentimento di fiducia tra chi opera. L’esempio di reciprocità della sottoscritta è il volontariato come clown di corsia che in cambio riporta un sentimento di utilità sociale e costituisce una continuità di legame con l’Associazione, con i colleghi e con le persone con cui entro in relazione.


Un esempio di redistribuzione: Quando organizzazioni sociali più complesse come lo stato, attraverso le tasse e la spesa pubblica, redistribuisce risorse e potere d’acquisto (trarre il maggior beneficio possibile dalla stessa quantità di denaro o dalle risorse messe a disposizione). E’ una azione che si genera quando un centro organizzato è in grado di raccogliere risorse e ridistribuirle, secondo determinati criteri, tra i membri di una data collettività. Una forma di integrazione che sottende una solidarietà tra estranei e prevede un centro politico che dispone del potere per far accettare le modalità di trasferimento e allocazione dei beni da redistribuire ai membri della società secondo determinate regole. Come meccanismi di redistribuitività  pubblici usa: una politica fiscale, tasse e trasferimenti monetari; una politica sociale che fornisce prestazioni previdenziali, sevizi sociali e sanitari. L’esempio personale è la raccolta di fondi, organizzata da una Comunità di volontariato di cui faccio parte, che è stata utilizzata per una organizzazione che si occupa di bambini disabili.

Se in un’economia moderna l’economia ruota intorno al mercato - che costituisce l’elemento centrale e qualificante del sistema di produzione, distribuzione e consumo, -l’economia e il mercato non coincidono: reciprocità e redistribuzione continuano ad essere forme di scambio strutturate su logiche distinte, non orientate all’efficienza e che in questo modo contribuiscono a rispondere a bisogni diversi.

Possiamo quindi sostenere che Reciprocità e Redistribuzione svolgono un ruolo di equilibrio per completare il ruolo che ha lo “scambio di mercato” a volte troppo desocializzante (allentamento progressivo dei legami sociali, declino del senso comunitario, disaffezione verso le istituzioni politiche, fenomeni di intolleranza).




Dipendenze Comportamentali BA a cura di Mariacristina Guardenti














“Dipendenza senza sostanza”

 una disfunzione rappresentativa della società post moderna che ha base nelle

“dipendenze comportamentali”



Le dipendenze comportamentali (behavioral addictions BA) sono patologie complesse per le quali trattamenti farmacologici e psicoterapeutici hanno mostrato alcuni limiti. Le stimolazioni cerebrali non invasive come la stimolazione magnetica Transcranica(TMS) e la stimolazione della corrente continua transcranica (tDCS) aprono nuove prospettive al riguardo poiché sono in grado di determinare consistenti effetti clinici. La stimolazione cerebrale profonda (invasiva) rappresenta invece la principale metodica di stimolazione invasiva per il trattamento della malattia di Parkinson avanzata.   

La definizione di “dipendenza senza sostanza “ comporta per l’ individuo una ricerca continua degli effetti prodotti su corpo e mente da un comportamento (gioco, internet, telefono, lavoro, sport,  sesso, acquisti compulsivi,cibo, etc.) che induce un piacere ottenuto da uno stato di trance autoindotto che aliena la realtà ordinaria e conflittuale del vivere. Gli approcci terapeutici tradizionali (siano essi di natura farmacologica o comportamentale) tentano da un lato di limitare i processi nervosi che attivano il desiderio e dall’altro di potenziare i meccanismi di inibizione comportamentale. Questo vale sia per la dipendenza da sostanze (disturbi di uso della sostanza SUD) che per le BA, poiché presentano sintomatologie simili, infatti i meccanismi coinvolti si desume siano di natura neurochimica e genetica per entrambi; viene inoltre sottolineata l'importanza della corteccia prefrontale sia nelle BA che nelle SUD.

In questi ultimi anni la ricerca ha portato a nuove applicazioni in grado di stimolare selettivamente e in modo non invasivo i sistemi neurali correlati alle dipendenze attraverso l’applicazione di tecnologie che usano correnti elettriche o campi magnetici, diventando terapie“fisiche” alternative, applicabili al campo neuropsicologico. Quando un campo elettrico o una corrente elettrica vengono applicati al tessuto neurale si producono variazioni dell’eccitabilità corticale e vengono a generarsi fenomeni di modulazione della sincronizzazione dell’attività delle popolazioni neurali.

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Tra queste si sono imposte in particolare la stimolazione magnetica transcranica TMS e la stimolazione transcranica a corrente continua tDCS, in virtù della loro precisione al loro costo relativamente basso e alla crescente disponibilità di studi sperimentali che certificano la loro sicurezza, sembrano suggerire una qualche efficacia (Polanía, Paulus, & Nitsche, 2011). La TMS in cui piccole correnti elettriche localizzate sono indotte nella corteccia da un campo magnetico potente, è la tecnica non invasiva più comunemente studiata per stimolare il cervello. Gli effetti biologici della TMS non sono ancora del tutto chiariti sembra possa ripristinare il normale funzionamento dei circuiti danneggiati rimettendo sotto controllo il desiderio che spinge verso la dipendenza.  Causa poco disagio e (a differenza di molti farmaci) ha un relativamente blando profilo-effetto collaterale. L’elevato campo magnetico indotto deve essere utilizzato con cautela in pazienti portatori di protesi metalliche ferromagnetiche, mentre sembra che le placche in titanio e le clip per aneurismi in acciaio inossidabile non rappresentino un criterio di esclusione assoluto all’utilizzo della TMS. Non deve essere utilizzata invece in pazienti portatori di stimolatori elettrici quali pacemaker cardiaci o neurostimolatori o impianti cocleari per l’ipoacusia.  

La seconda tecnologia più comunemente studiata è la stimolazione della corrente continua transcranica tDCS correnti elettriche continue che polarizzano i tessuti, la polarizzazione consiste in un accumulo di ioni di carica differente al di sotto del catodo e dell’anodo che può produrre effetti anche prolungati sul funzionamento delle cellule nervose. Nonostante sia una tecnica “giovane” diversi studi la individuano come un possibile strumento per il trattamento di condizioni neuropsichiatriche quali depressione, ansia, morbo di Parkinson, demenza di Alzheimer, dolore cronico, dipendenze, riabilitazione post ictus o traumi. Secondo l’articolo citato dal Professor R. Perri una ricerca bibliografica è stata condotta sui database di MEDLINE e ScienceDirect fino al 2014, sulla base dei seguenti criteri di selezione: studi clinici su tDCS e BAs (cioè disturbi alimentari, acquisto compulsivo, dipendenza da Internet, gioco d'azzardo patologico, dipendenza sessuale, dipendenza da sport, dipendenza da videogiochi). Su 402 articoli ne sono stati selezionati sette, basati su un'alimentazione anomala, per gli altri disturbi di BA non è ancora stato condotto una ricerca al riguardo.   Il risultato di questi interventi è che la tDCS è in grado di ridurre il desiderio di cibo e migliorare i comportamenti anoressici.  Agendo sul processo decisionale e sull’assunzione del rischio può quindi diminuire l'impulsività dei soggetti dipendenti.

La tDCS prevede l’applicazione di deboli correnti elettriche di intensità costante e per diversi minuti direttamente sullo scalpo mediante elettrodi: anodo (negativo)  e catodo (positivo). Queste correnti generano un campo elettrico che modula l’attività neurale ed alterano la frequenza di scarica dei neuroni inducendo un cambiamento nella polarizzazione della membrana neurale. La tDCS anodica depolarizza la membrana cellulare dei neuroni favorendo quindi la loro eccitabilità, quella catodica iperpolarizza i neruoni, ha effetti inibitori e quindi li rende meno propensi a comunicare, cioè a rilasciare neurotrasmettitori. Dati sperimentali dimostrano che è possibile ottenere degli effetti che dipendono dal tipo di stimolazione, cioè: aumentare (facilitare) o ridurre (inibire) l’eccitabilità di un area cerebrale sulla base del tipo di stimolazione applicata.  Nello specifico la tDCS permette una stimolazione anodica che riduce l’attività GABAergica la quale provoca un'eccitazione dell'attività neuronale, ed una stimolazione catodica che riduce l’attività glutammatergica che invece riduce-inibisce l’attività neuronale. Se la stimolazione viene praticata più volte è possibile rendere le modificazioni più stabili e durature supportando durevolmente le modificazioni del desiderio anche dopo la fine della stimolazione e rendendo possibile  migliorare la prestazione in numerosi compiti cognitivi. Gli elettrodi sono costituiti da una spugna sintetica imbevuta di una soluzione salina per l’aumento di conduttività quindi impianti metallici all’interno del cranio o dispositivi impiantati che conducono corrente elettrica sono le uniche controindicazioni per il trattamento.

L’attivazione di questa tecnica essendo in grado di modificare i processi decisionali (condividono meccanismi comuni con i comportamenti impulsivi osservati nelle dipendenze) li rende più responsivi ad una stimolazione riabilitativa comportamentale, il trattamento combinato delle due tecniche potrebbe rendere più efficaci i loro effetti individuali.


sabato 3 febbraio 2018

I meccanismi di difesa come Itroiezione, Proiezione, Identificazione e Identificazione proiettiva di Mariacristina Guardenti

Per far fronte e ridurre tutte quelle turbative che mettono in pericolo l'integrità dell'Io e il suo equilibrio interno soprattutto quando si guarda ai rapporti tra individuo e individuo,  i meccanismi di difesa risultano la migliore strategia adattiva. Attraverso questi meccanismi difensivi l'individuo ritrova la propria forma di equilibrio interiore per realizzare il miglior adattamento possibile di fronte ad una realtà esterna  e/o interna perturbata, la strategia  adattiva mira ad ottenere un bilanciamento sufficientemente buono verso le tensioni che incontra nei vari contesti che lo turbano lo motivano lo rendono ansioso.
Placando la spiacevolezza di ciò che sta sperimentando, attraverso l'alienazione dei contenuti della propria coscienza la persona evita così il contatto con tutti movimenti dolorosi  -affettivi e no- legati a situazioni spiacevoli.
La difesa è stata definita da Freud (1894) come “designazione generale per tutte le tecniche di cui l’Io si avvale nei suoi conflitti che possono eventualmente sfociare nella nevrosi, la difesa utilizza determinati meccanismi che differiscono per il relativo grado di coerenza con la realtà così come viene percepita”. In base a questo principio si distinguono difese egosintoniche se il meccanismo è coerente con le esigenze dell’Io e difese egodistoniche, o come le definisce Fenichel (1945) patogene, quando la funzione egoica di esame della realtà si interrompe per lasciare spazio alla riutilizzazione di modi arcaici di pensare, di percepire, e di rapportarsi alla realtà.
È possibile che ogni meccanismo di difesa si trovi legato ad una fase particolare dello sviluppo, è possibile che ogni tipo di processo mentale sia destinato a controllare un determinato tipo di conflitto, è possibile ancora che le diverse tipologie di personalità corrispondano a determinate gerarchie interne nell’utilizzazione dei vari meccanismi.

Vediamone insieme solo quattro e precisamente l'introiezione, la proiezione l'identificazione e l'identificazione proiettiva 

Introiezione: la prima maniera di elaborare soggettivamente la realtà (la prima attuata nel corso della vita), anche in concreto, è quella di inghiottire (introiettare) le cose accettate o comunque vissute come piacevoli e di sputare (proiettare) le cose non accettate o che si presentano come spiacevoli. Tutto ciò che procura piacere, infatti, tende ad essere originariamente vissuto come appartenente all’Ego, mentre va rifiutato e allontanato tutto ciò che è spiacevole. L’idea di inghiottire un oggetto è il prototipo della soddisfazione istintuale, non di difesa contro gli istinti. Contemporaneamente, l’introiezione è il prototipo del modo di riguadagnare l’onnipotenza anteriormente proiettata sugli adulti, in tal modo l’Ego impara ad usare introiezione come modello per un preciso meccanismo di difesa.
Proiezione: Mentre, in un certo senso l’introiezione è un processo assimilativo, la proiezione è un processo dissimilativo per la prima l’oggetto viene adattato al soggetto, mentre la seconda implica una discriminazione dell’oggetto dal soggetto, attraverso un contenuto soggettivo trasferito nell’oggetto. Un individuo proietta quando compie l’attribuzione di una propria caratteristica o di un proprio stato d’animo a un’altra persona, quando li vive come appartenenti a un altro anziché a se stesso.
Identificazione: sta a significare quel processo psichico per cui un individuo assimila dentro di sé una data immagine mentale di una persona, soggetto, gruppo e pensa, sente, agisce come egli reputa che quella persona, soggetto, gruppo pensi, senta, agisca. Ciò equivale anche a dire che un soggetto assimila un aspetto, una proprietà, un attributo di un’altra persona e si trasforma, totalmente o parzialmente, sul modello di quest’ultima. Sappiamo che l’identificazione è la più primitiva e originaria forma di legame emotivo” scriveva Freud nel 1921, in “Psicologia delle masse ed analisi dell’Io”, descrivendo le forme dell’identificazione primaria, basata sull’acquisizione delle caratteristiche dell’oggetto amato, attraverso un processo di introiezione, sul modello degli istinti cannibalici originari del neonato: un legame emotivo precoce, precedente all’instaurarsi della relazione anaclitica (Nella letteratura psicanalitica, indica la situazione di appoggio di un soggetto, per esempio il bambino, a un oggetto, per esempio la madre.) 
Identificazione proiettiva Si tratta di un concetto complesso, che “illustra la connessione tra istinti, fantasia e i meccanismi di difesa. E’ una fantasia di solito molto elaborata e dettagliata; è un’espressione degli istinti perché sia i desideri libidici che quelli aggressivi sono sentiti essere onnipotentemente soddisfatti dalla fantasia; è comunque anche un meccanismo di difesa nello stesso modo in cui è la proiezione, cioè sbarazza il Sé delle parti non desiderate” (H. Segal, 1967), tenendole al tempo stesso sotto controllo. Ciò permette, inoltre, di evitare ogni consapevolezza di separazione, di dipendenza e di invidia.W. Bion (1959, 1962) sarà il primo ad introdurre una distinzione tra una forma di Identificazione Proiettiva “normale”, ed una “patologica”, mettendo in luce, accanto alla primitiva funzione evacuativa descritta inizialmente da M. Klein, la dimensione interpersonale, comunicativa, che l’identificazione proiettiva contiene.
Con Bion, l’identificazione proiettiva “normale” diventa un’importante modalità di comunicazione non verbale, attraverso la quale l’organismo immaturo riesce a trasmettere sentimenti ed emozioni non ancora nominabili ad un oggetto recettivo. L’effetto che essa produce sull’oggetto che riceve la proiezione, ed il ruolo che esso ha nell’accoglierla e nel modificarla diventano parte fondamentale del fenomeno descritto, ponendo le basi della sua teoria del pensiero.
Da questo legame tra la mamma e il bambino, W. Bion elaborerà il modello “contenitore-contenuto”, che diverrà anche il modello della funzione dell’analista nella relazione terapeutica, e delle “trasformazioni” dell’esperienza emotiva che si producono all’interno di tale relazione.L’Identificazione Proiettiva “patologica”, osservata da Bion attraverso le caratteristiche del transfer di pazienti schizofrenici, si distingue invece per la sua qualità onnipotente ed il grado di violenza con cui la proiezione viene messa in atto.Individui che – a livello di relazione primaria – hanno avuto l’esperienza di un oggetto chiuso alla comprensione e non recettivo rispetto alle proiezioni della propria sofferenza, ricorrono all’uso ipertrofico dell’identificazione proiettiva, per negare la realtà e l’angoscia (Bion, 1959). Attiene al suo interno i concetti di tranfert e contro transfet.

giovedì 14 settembre 2017

IL CONFLITTO NELLA COPPIA di Mariacristina Guardenti Counselor, Mediatore Familiare, Costellatore Familiare Sistemico, Clownterapeuta



ecco il contenuto delle slides relative alla lezione sulla coppia che ho tenuto a roma il 9 settembre cm presso la Scuola di Counseling AICI a Roma


… perché non mi ami come “Io” vorrei essere amato ?



Gli amori a volte finiscono è difficile credere che un amore possa durare eternamente anche se diverse persone, in segreto conservano questa illusione


La coppia moderna è sovraccarica di senso: lo stare insieme diventa oggi più che mai un rapporto esclusivo pervaso di aspettative in cui ognuno dei partner vorrebbe rappresentare o essere rappresentativo di “tutto” per l’altro.


Così i due vivono un‘illusione che ostacola la vita di coppia


Ci si ostacola a vicenda



Emerge l’angoscia e il conflitto viene esternato attraverso diverse strategie:   liti, disinteresse,  separazione o  fuga.  Vedremo insieme alcuni stili e modelli di relazione che interrompono la comunicazione all’interno della coppia.


IL CONFLITTO


è un  aspetto necessario e vitale nelle relazioni umane e, in particolare, nell'ambito evolutivo è adattivo (capace di adattamento) al processo di individuazione e al riconoscimento delle differenze.




Potremmo dire che il conflitto anzi fa parte della relazione poiché costringe l’altro  a considerare un punto di vista diverso dal proprio ad ampliare il proprio campo di comprensione sulla realtà.
(legato quindi alla frustrazione)



Il conflitto in psicologia indica uno scontro tra ciò che una persona desidera e un’istanza interiore, interpersonale o sociale

  che impedisce la soddisfazione del bisogno

  o dell’obiettivo-esigenza connessi a tale desiderio ASPETTI CONTRASTANTI

  Aspetto soggettivo e oggettivo della questione


Soggettivo: le parti


Oggettivo: qualcosa per la quale si può nutrire interesse

Il conflitto in psicologia indica uno scontro tra ciò che una persona desidera e un’istanza interiore, interpersonale o sociale

  che impedisce la soddisfazione del bisogno

  o dell’obiettivo-esigenza connessi a tale desiderio ASPETTI CONTRASTANTI

  Aspetto soggettivo e oggettivo della questione


Soggettivo: le parti


Oggettivo: qualcosa per la quale si può nutrire interesse

La maggior parte degli studi della psicologia clinica e dinamica si occupano del conflitto intrapersonale



  In ambito psicoanalitico, Freud, ipotizza all’origine della nevrosi l’esistenza di un conflitto inconscio tra le istanze intrapsichiche (Io, Es, Super Io)



  Il conflitto è stato studiato secondo i diversi approcci delle diverse correnti metodologiche, tra le più rilevanti troviamo: Psicoanalisi, Psicologia Individuale, Psicologia del Comportamento e Sociale, Psicologia Cognitivista

  Vi sono diverse classificazioni di conflitto. La prima di queste riguarda gli ambiti in cui il conflitto si può manifestare.

Il conflitto si può manifestare in ambito intrapersonale, ossia tra le componenti interne dell’individuo (pulsioni aspetti profondi, esistenziali).
“Il conflitto è quella situazione che si determina tutte le volte che su un individuo agiscono contemporaneamente due forze psichiche di intensità più o meno uguale, ma di opposta direzione”. Kurt Levin
Oppure in ambito interpersonale, detto anche sociale o di relazione (il soddisfacimento personale entra in contrasto con quello altrui)
«..come un processo che si innesca quando una  delle parti percepisce che l’altra parte sta minacciando,o è sul punto di minacciare, qualcosa per cui la prima parte nutre interesse»



La visione tradizionale: conflitto come esito disfunzionale e peggiorativo delle condizioni delle parti, discusso nei termini di “violenza, distruzione e irrazionalità”

  La visione interazionista: conflitto funzionale

   «Le parti armoniose, pacifiche, tranquille e cooperative sono inclini a diventare statiche, apatiche e non rispondenti alle necessità di cambiamento e innovazione»

    Questo significa che il conflitto non è un evento negativo in sé e per sé, ma un fenomeno fisiologico e inevitabile, che contraddistingue le quotidiane interazioni e che se ben gestito permette di generare cambiamenti positivi

strategie



le strategie utilizzate per risolvere un conflitto dipendono dalle caratteristiche della relazione stessa

  la prima relazione che ogni essere umano ha è con il mondo circostante e con le aspettative comportamentali circa le persone significanti con cui si rapporta

  questo rapporto dipende dalla percezione che si è avuta nelle prime relazioni significative

la relazione

    Secondo Bowlby e poi Ainsworth, infatti

  la precoce relazione madre-bambino permette a quest’ultimo di costruirsi un modello della relazione stessa che poi userà come schema base delle future interazioni significative

  il tipo di attaccamento costituitosi tra caregiver e bambino,  influenzerà la personalità dell’individuo, la sua attesa di trovare o meno una base sicura e definirà  la capacità di vivere relazioni gratificanti

  non tutti i rapporti sono definibili legami di attaccamento poiché per essere definito tale deve includere un bisogno di vicinanza, determinare sicurezza, conforto, disponibilità e comprendere la paura di perdere l’altro

la coppia

Ecco che nella coppia il legame di attaccamento ha una sua importanza

  Le ricerche hanno esaminato come queste dimensioni relazionali influenzino il grado di soddisfazione vissuto nella relazione adulta.

  Da queste si evince che coppie le quali si definiscono felici, che manifestano una più alta soddisfazione relazionale e sessuale, presentando buone capacità d’interazione e modalità di risoluzione del conflitto costruttive, risultano possedere un legame di tipo sicuro.

  E qualora il bambino non riuscisse a superare in modo accettabile tali conflitti relazionali traducibili in stati d’angoscia, vergogna e sensi di colpa, da adulto cercherà la risoluzione nella sfera sentimentale

bisogno d’amore

Per raggiungere uno sviluppo psicologico completo abbiamo bisogno d’amore e questo ci può essere dato sotto varie forme



  Se i nostri genitori non riescono, per vari motivi, a fornircelo in modo completo, viene a crearsi una mancanza a livello emotivo

  Si ottiene amore sotto forma di manifestazioni diverse, che per noi rappresentano necessità di base, indispensabili alla nostra crescita

 

Laddove queste necessità di base non sono soddisfatte, verranno a formarsi delle ferite le cosiddette ferite emozionali

  Queste mancanze sono decisive nei primi anni e sono costantemente richiamate nel corso della vita

  Dietro ogni emozione che proviamo c’è una necessità che non è soddisfatta

  Crescere senza determinate forme d’amore modifica la storia della nostra vita

  Tutta la vita personale si svilupperà intorno alla ricerca della cura per le ferite emozionali che portiamo fin dall’infanzia

modelli

Bowlby riteneva che il bambino sulla base delle ripetute esperienze con i caregiver costruisse delle rappresentazioni mentali prototipiche

  dei Modelli Operativi Interni (MOI), che comprendevano i Modelli Operativi di sé e delle figure d’accudimento, nonché modelli di sé con l’altro

  Queste rappresentazioni mentali consentono all’individuo di fare previsioni e crearsi aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale

  In questo modello la mente, a differenza di quanto suggeriva la prospettiva pulsionale della psicoanalisi freudiana, costruisce le regole del proprio funzionamento durante lo sviluppo, nel rapporto con altre persone.

Ogni individuo si comporta dunque all’interno della coppia in base ai suoi modelli, stili e copioni determinati dai suoi contatti con le figure d’attaccamento

  Vivendo entrambi la stessa “ferita”, i partners scelgono coscientemente una persona apparentemente con caratteristiche opposte al genitore dell’altro sesso

  Ma in maniera non cosciente, si legano a una persona del tutto simile allo stesso genitore per un inconscio tentativo di guarigione spontanea, polarizzandosi in posizioni progressive uno e regressive l’altro o viceversa

collusione

Si tratta di un comportamento che si attua in una sorta di intesa inconscia tra i due partners, definita collusione o incastro, che si rivela fondamentale nella relazione di coppia

  Etimologicamente, colludere significa giocare insieme

  (cum = insieme e lùdere = giocare)

   

  Cum ludere giocare insieme, illudersi, ingannarsi a  vicenda

Non sempre le posizioni one-up e one-down (uno su e uno giù) corrispondono all’effettivo potere dei membri o alla loro forza relazionale: es. il martire sofferente o dittatura pseudobenevola 

Modelli di collusione inconscia tra i partner centrati su tematiche chiave (Willi, 1987)



Un gioco comune nel quale attrazione e attaccamento nascono inconsapevolmente

  dal bisogno di svolgere un ruolo complementare rispetto all’altro

  dal desiderio nascosto di ciascun partner che l’altro lo liberi da conflitti inconsci non lavorati

 

  Vedremo ora 4 tipi di collusione di coppia, risalenti alle fasi di sviluppo psicosessuale dell’infanzia e ripercorrenti le tappe evolutive e di relazione con le figure genitoriali dalla nascita fino ai 6-7 anni di età

–COLLUSIONE NARCISISTICA

–COLLUSIONE ORALE

–COLLUSIONE SADICO-ANALE

COLLUSIONE EDIPICO FALLICA



(e vi rimando al libro di J. Willi "La collusione di coppia" che trovate in bibliografia)



COLLUSIONE NARCISISTICA:
 “tema dell’amore come fusione e conferma di sé”

I partner condividono l’assunto che una relazione d’amore implichi l’unione totale, la fusione e l’accordo completo



COLLUSIONE ORALE
 “tema dell’amore come accudimento”

Il desiderio di cura  e dedizioni materne, si basa su una fantasia condivisa di simbiosi



COLLUSIONE SADICO-ANALE
“tema dell’amore come possesso”

 l’amore come appartenenza reciproca totale, possesso e dominio sull’altro



COLLUSIONE EDIPICO-FALLICA
“tema dell’amore come conferma maschile”

l’amore trai partners è vissuto soprattutto come autoaffermazione antagonista (virile)

Collusione = Ambivalenza (?)

Stipulare entrambi un patto segreto che

 a volte può essere praticato

– rendendo così possibile ai partner, attraverso il loro incontro, di soddisfare i loro bisogni profondi, e di sperimentare una relazione appagante

e altre volte non può esserlo

- in quanto i bisogni che i due partner speravano di soddisfare reciprocamente vengono sistematicamente disattesi.

In questo caso a prevalere all’interno della relazione di coppia saranno il disagio e il malessere e si potrebbe sperimentare una ambivalenza dei sentimenti



Ambivalenza dei sentimenti ben descritta da Catullo nei famosi versi



Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.



Odio ed amo. Come lo faccia, forse chiedi.
Non so, ma sento che accade e mi tormento.



Willy Jurg


Sempre Willi sostiene che nella coppia, non si può mai parlare di un individuo “solo vittima” e di un individuo “solo carnefice”,


  la relazione di coppia si struttura in due, oltre ai contributi delle rispettive famiglie di origine, quindi entrambi i partners (sistema coppia) contribuiscono alla inefficace gestione del conflitto.



  Ogni partners si comporta all'interno della coppia in base ai suoi modelli, stili (Attaccamento e Modelli operativi interni) e copioni; determinati dai suoi contatti con le figure d'attaccamento,



Willy afferma: i conflitti della coppia si presentano generalmente come una continua variazione d'un tema sempre costante. Gli eventi quotidiani che portano al dissidio ruotano continuamente intorno a strutture fondamentali analoghe.


  […] nel conflitto matrimoniale la tematica di fondo che agita la coppia è generalmente molto circoscritta […]

  è comune a tutt'e due i partner e forma un inconscio comune. […] denominato collusione. (Willi 2001) 

CONCLUDENDO 


Le collusioni qui descritte non rappresentano categorie reali, ma dei modelli di interazione che riguardano ogni coppia.
         Nel momento del conflitto una modalità prevale sulle altre e caratterizza la relazione, in quanto nei momenti di forte stress, come può essere il conflitto, riemergono nei partners le “ferite” profonde e quanto di rimosso è legato ad esse
         La nuova relazione diadica che si instaura nella coppia può rinforzare o mitigare certi comportamenti inadeguati alla costruzione di una coppia funzionale ed equilibrata


BIBLIOGRAFIA

Freud. S. ,Tre saggi sulla teoria sessuale, Opere di Sigmund Freud (Diretta da C.Musatti) vol. 3, Boringhieri 1976

Freud S. ,Inibizione, sintomo e angoscia, Boringhieri

Freud S., Psicopatologia della vita quotidiana, Garzanti

Giorgio Nardone, Emanuela Giannotti, Rita Rocchi, modelli di famiglia, TEA, Bergamo,2010

Maria Luisa Trinca, Il significato evolutivo dell’attaccamento, Roma, Europa Edizioni 2017

Willi Jurg, La collusione di coppia, Milano, Franco Angeli, 1990