giovedì 25 luglio 2019

Essere Consapevole di Mariacristina Guardenti



La “dedizione” agli altri è a scapito della nostra felicità. Siamo tutti concentrati nel dover essere piuttosto che dedicarci ad incontrare noi stessi là dove siamo davvero. Mettiamo molta energia nel guardarci attraverso gli occhi degli altri misurando la nostra autostima sulla base della loro accettazione invece di testimoniare la nostra bellezza, la nostra forza, la nostra unicità. Ci dedichiamo a mostrare, e con fatica, tutti i nostri lati migliori invece che semplicemente essere veri, spingiamo la nostra vita verso l’etica della correttezza invece che esporci direttamente con l’ambiente, il gruppo, l’altro. E quando le persone non si comportano come pensiamo dovrebbero comportarsi, visto tutta la fatica e i sacrifici che facciamo per essere accettati, andiamo in collera, ci abbattiamo o peggio ancora ci vendichiamo. Giustifichiamo i nostri scoppi emotivi  o le nostre risposte arrabbiate basandoci sulle azioni degli altri e facendo ciò agiamo esattamente come la persona che si è scagliata per prima contro di noi. Quando diamo agli altri il potere di schiacciare il  bottone delle nostre emozioni diventiamo loro schiavi senza rendercene conto.

L’imperativo: “Dedicati a te stesso” è concepito per colmare il divario tra il rifiuto di sé e la vera accettazione , tra pensare ed ESSERE, tra desiderare e DIVENTARE.

Quando mi dedico a me stesso dichiaro all’universo che al di fuori di me non esiste nessun tesoro nascosto, nessun salvatore perché sono io il tesoro che sto cercando, e sto aspettando soltanto me stesso.

Lascia andare pensieri parole e azioni che favoriscono autodistruzione e il giudizio su te stesso, stai usando il tuo immenso potere contro di te. Questo tipo di negazione emozionale, mentale e fisica può assumere diverse forme: dire di sì quando in realtà vuoi dire di no; avere relazioni che non nutrono al contrario prosciugano; pensare e credere a pensieri che tolgono entusiasmo ed energia, la tua energia il tuo entusiasmo.

Quando ti dedichi al tuo VERO ed autentico sé questa autenticità ti accompagna per tutta la vita.

“Devo essere sicuro di piacere a tutti” “ Devo essere salvato” sono modelli profondamente radicati nel nostro essere, tuttavia questa consapevolezza non sempre ci aiuta a sganciarci totalmente da questi pensieri o convinzioni perché la vita presenta inevitabilmente nuovi e inaspettati cambiamenti.

Ogni volta che sono disposto a guardarmi dentro con sincera e congruente accettazione in ogni esperienza, ostacolo, relazione imparo ad usare tutta questa esperienza consapevolmente per scoprire chi sono davvero.

La  per dedicarmi a me stesso c’è una sola semplice mossa da compiere amare tutto ciò che sono difetti compresi la difficoltà sta nel dedicarmi a me stesso nella misura in cui sono disposto a lasciare andare il passato e ogni idea secondo cui “dovrei” essere diverso da quello che sono in questo momento.

Adattarsi ai cambiamenti può fare la differenza, ignorare lottare o combattere un cambiamento ci fa soffrire e lo riporta più vivido che mai nella nostra quotidianità, e siccome non possiamo avere sempre il controllo su come e quando avvengono i cambiamenti, possiamo altresì scegliere che rapporto avere con essi perché se il cambiamento è inevitabile e fa parte della vita che scorre, la trasformazione è una scelta cosciente. Da vittima del cambiamento a co-creatore del cambiamento.

Oggi il potere è definito da come appari, da quanto denaro guadagni, da chi frequenti e da quanta carriera stai facendo. In una struttura di scarsità e paura le persone forti sono quelle che in un modo o nell’altro hanno acquisito le risorse esteriori disponibili più ricercate o migliori. Siano esse fama, denaro o bellezza.

Anche dopo aver raggiunto alcune cose che pensavamo di volere, la nostra lotta con il potere non finisce e non riusciamo a vedere la follia che questa corsa contiene.

Dalla prospettiva della vera abbondanza e nella connessione interiore con il proprio sé l’amore e  l’autenticità le persone potenti sono quelle che hanno la connessione più forte con le loro risorse interiori

Quando diveniamo consapevoli delle abitudini e delle credenze che non ci servono ma che ostinatamente tratteniamo, possiamo scegliere di nuovo e prendere decisioni consapevoli che sostengono e nutrono chi siamo veramente.

C’è una aspirazione profonda che ci chiede di spezzare le catene delle nostre paure, di superare le opinioni della gente per ritrovare la nostra innata felicità.

Dentro l’essenza ti sussurra di ricordare la tua luce e salutare l’immagine di qualcuno che non sei. Quando accetti e onori te stesso smetti immediatamente di avere bisogno di sentirti diverso e vedi la perfetta e unica “creazione” che incarni. E  tutto ciò che rappresenti è bellissimo, tu sei magnifico perfino nelle parti che vorresti fossero diverse. Adesso lasciando le aspettative puoi incarnare il tuo potere.

Acquisire un nuovo potere significa fare ciò che può finalmente essere fatto in accordo con la parte interiore che si riconosce in grado di fronteggiare la vita e avere il coraggio di sciogliere il groviglio di situazioni limitanti e giudizi interiori.

E’ arrivato il momento di essere consapevole.

Le Costellazioni Familiari Sistemiche Spirituali di Mariacristina Guardenti


 I Movimenti dell’Anima

La famiglia è un sistema (campo energetico relazionale) governato da determinate norme e regole che si perpetuano nel tempo.

Attraverso questa particolare metodologia si arriva a rappresentare il sistema famiglia, ad evidenziarne le dinamiche non conosciute che producono sofferenza  e ogni elemento utile per prendersi cura delle ferite individuali e generazionali perché il nostro ripetere conflitti e situazioni di malessere spesso deriva da fardelli familiari che non ci appartengono ma che abbiamo ereditato insieme al corredo genetico.

Questo metodo messo a punto da Bert Hellinger (psicologo, antropologo e scrittore di fama mondiale) consente di scoprire consapevolizzare e sciogliere problematiche familiari che si trasmettono di generazione in generazione e sono causa di disturbi,  disagi e conflitti che rendono difficile una buona qualità della vita.

 Il fondatore delle costellazioni familiari, iniziò a esporre le proprie teorie intorno al 1980, influenzando una serie di studi successivi fra cui quelli della francese Anne Schützenberger, autrice della tecnica “sindrome degli Antenati”. L’autore tedesco sostiene che le nostre vite sarebbero condizionate da ingiustizie, privazioni, violenze, esclusioni subite dagli antenati. Queste “dinamiche inconsce” influenzerebbero tutti i settori esistenziali: amore, lavoro, rapporto col denaro, successo personale, salute.

Secondo il “metodo Hellinger “possiamo guarire prendendo consapevolezza dei blocchi familiari questo garantirebbe non solo la guarigione individuale ma addirittura la guarigione dell’intera famiglia. In che modo? Esistono varie scuole che reinterpretano il metodo a seconda del proprio orientamento, in generale il soggetto viene indirizzato a osservare la rappresentazione scenica dei propri livelli inconsci. In questo modo è indotto al dialogo con i diversi sistemi familiari così da facilitare la scoperta dell’origine del disagio e/o dei sintomi correlati. Una volta individuato questo nodo, l’elemento mancante viene reintegrato oppure si opera per sciogliere il nodo e rimettere ordine nel sistema non in equilibrio. Questo lavoro, quando consentito, ci permette di illuminare dinamiche di cui eravamo già coscienti oppure altre completamente ignorate dalla nostra parte conscia.

Una volta che il blocco viene riconosciuto, il livello di coscienza lo rielabora e lo assimila, permettendo la “guarigione”. Il metodo in questione viene definito sistemico perché prende in considerazione un sistema, nel caso specifico la famiglia in cui il singolo individuo è importante in funzione di qualcosa di più grande, il sistema stesso. Nella visione sistemico familiare il singolo viene considerato come parte di un gruppo, il sistema appunto e questo approccio permette di individuare connessioni e legami con gli altri componenti della famiglia. Una volta emerse tali dinamiche che appartengono all’anima collettiva della famiglia il soggetto può riconoscere la realtà per ciò che è e darsi pace.

Gli accenti sono chiaramente spirituali quando Hellinger sostiene che le costellazioni familiari sono tenute insieme da un'”anima familiare comune” lui fa riferimento a un'”Anima più Grande”. Ecco quindi i MOVIMENTI DELL’ANIMA che sottolineano la nuova direzione in cui si stanno avviando le Costellazioni Familiari. 



Chi o cosa guida nella costellazione familiare spirituale? Risposta di Bert Hellinger

E’ evidente che nelle costellazioni familiari spirituali, i rappresentanti e il conduttore vengono posseduti e guidati da un altro potere. Dove vengono guidati? Oltre tutte le separazioni, per cui quelli che erano separati e disuniti, vengono riuniti . Questo potere è un potere dell’amore che annulla tutte le separazioni. Cosa significa ciò nello specifico? Quelle distinzioni che noi spesso poniamo in primo piano di buono e cattivo o di appartenenza o esclusione non valgono più. Ciò che noi abbiamo appreso nella psicoterapia, passa in secondo piano e con questo tutto ciò che volevamo raggiungere con la nostra buona coscienza e buona volontà. Tutto ciò sembra indipendente dalle nostre rappresentazioni usuali e dai nostri abituali pensieri. Nelle costellazioni familiari spirituali tutto scorre davanti ai nostri occhi, senza interventi esterni, come una chiara rivelazione, come l’intervento di un altro potere, di un potere spirituale. Il rappresentante e il costellatore si comportano come medium, agiscono attraverso altre forze che portano a soluzioni finora impedite. Cosa succede con la costellazione famigliare di un tempo? Mantiene ancora il suo valore, anche se con dei limiti che vengono superati, infatti costellatori e partecipanti si avventurano guidati in qualcosa di più grande. Si avventurano oltre la loro sfera personale, verso i movimenti dello spirito che sono superiori e alla cui guida si sottomettono. Perdono con ciò qualcosa? Tutti loro ottengono qualcosa.





Per cambiare un avvenimento della propria vita bisogna aver accesso all'Anima

Mariacristina Guardenti

Il labirinto e la realtà ingannevole di Mariacristina Guardenti


Da sempre affascinata dagli studi antropologici sul “symbolum” sintesi del mistero significante riconducibile o legato ad un  luogo un oggetto un segno od una azione, ho potuto toccare con mano il valore intrinseco di un immagine che porta in sé e richiama suggestioni antiche e memorie primitive, in un esperienziale da me condotto su un antico labirinto all’interno della magica cornice boschiva presso l’Agrituirsmo Montebelli Caldana di Grosseto.

Di fatto l’ottica antropologica che riguarda il labirinto ha sempre avuto nelle epoche e nelle società più diverse  “valore di modello iniziatico: VITA - MORTE - RINASCITA legato all’idea della morte come passaggio ad una nuova vita.. Rappresenta i motivi della prova  dell’iniziazione” in cui viene considerato come una “porta” passaggio con tutte le sue aperture e chiusure, entrate e uscite strettamente affine alla sequenza INGRESSO – PROVA – SUPERAMENTO PROVA - USCITA.

Porta che ha essa stessa il significato di verifica e. dove i protagonisti riescono a superare questa, non senza difficoltà possono accedere alla prova vera e propria del Viaggio iniziatico.

Quindi potremmo ipotizzare il labirinto come metafora che indica  “il motivo della purificazione e dell’iniziazione dell’eroe attraverso la prova”.  Il continuo vagare in luoghi labirintici potrebbe rappresentare la condizione necessaria affinchè, superata la serie di prove, l’iniziato possa mondarsi dalle colpe miseramente umane e placare l’ira divina …  In un mondo del tempo presente in cui è difficile distinguere tra verità e apparenza, la via d’uscita per il moderno Viaggiatore è frutto di una conquista lenta e faticosa quasi a simboleggiare che lungo e pieno d’ostacoli è il cammino che conduce l’Uomo al possesso della verità se mai questa possa essere raggiunta.

Nella nostra vita abbiamo incontrato (chi più chi meno) in alcune circostanze una serie di impedimenti, difficoltà, prove interminabili o peregrinazioni  che ci hanno spinto ad inseguire situazioni senza via d’uscita a scegliere soluzioni sbagliate o a ritornare spesso sui propri passi. Ecco che il labirinto assume di volta in volta un significato che cambia. Per alcuni metafora di assenza di una via d’uscita per altri simbolo di un Viaggio senza limiti nel limite architettonico dato dal disegno geometrico più o meno complesso costituito da varie linee e corsie disposte in una spirale -oppure un quadrato- che tracciano un percorso verso il centro, dove l’ingresso  coincide con l’uscita segnalando così fin dall’inizio la sua costituzionale ambivalenza simbolica ovvero la vicinanza, sovrapposizione o addirittura coincidenza fra significati opposti. Il disordine che crea confusione nelle scelte è solo apparente ma chi entra rischia di rimanerci intrappolato,perché il suo mistero è simile al caos primordiale che genera un ordine, serpente arrotolato, viscere, cervello. Investito di poteri magici dove tutto appare non lineare seppur geometrico. La complessità fisica del percorso labirintico è quindi illusoria probabilmente dovuta all’effetto suggestivo delle sue spire che s’avvicinano e s’allontanano dal centro prima di giungervi. In realtà il labirinto delimita uno spazio ben ordinato e ritmato da armonie geometriche sacre.

Geometria sacra che contiene diversificati elementi misterici che descrivono con eleganza fenomeni architettonici, artistici, matematici, scientifici. Negli antichi insegnamenti di geometria sacra, la sacralità di tutte le cose nell’Universo può essere descritta in termini di schemi geometrici provenienti dalla mano di Dio dove molte cose contengano inaspettatamente una geometria nascosta non ovvia a prima vista.

Secondo Dan Winter scienziato, pioniere della video animazione, esperto mondiale della Geometria Sacra, il labirinto è la proiezione simbolica bidimensionale delle spirali Phi Φ  ( Phi detto numero d’oro la cui proporzione è 1,618) che fanno il toroide (è facile vederlo osservando una pigna). Il toroide secondo questa fisica eterica sarebbe il mattone della materia e l’atomo. Il labirinto secondo Winter è una proiezione simbolica dei giri che le spirali Phi della luce fanno nel centrare il nucleo dell’atomo.

Di indiscutibile complessità sono invece le tantissime valenze simboliche, esoteriche spirituali e mistiche che agiscono da sempre sulla psiche umana. Il labirinto è la rappresentazione figurativa di realtà astratte e coinvolgenti, la cui traiettoria orizzontale s’interseca con un’aspirazione verticale verso conoscenze difficilmente accessibili. Benché racchiuso in spazi apparentemente limitati ci indica invece un viaggio oltre il limite, verso una dimensione  ancora da esplorare.

Quale  valore può avere il labirinto e gli inganni ad esso collegati se non la trasformazione simbolica di espansione crescita e sviluppo con tutti i suoi contrari. Creazione evoluzione e dissoluzione dei meandri della mente, spirale infinita di Energia Universale, Fonte Divina, Flusso di Vita.

Il labirinto come emblema universale per eccellenza della ricerca dell'infinito del non-limite da parte di noi esseri finiti e limitati. Chi lo percorre o contempla  diventa consapevole che il confine fra umano e divino, fra finito e infinito è misteriosamente permeabile. Non a caso la sua unica apertura,  ingresso e uscita, ci tenta irresistibilmente al transito. Questo simbolismo, intricato e multiforme come il disegno stesso, subisce varie e significative trasformazioni nel tempo  riflettendo così l’evoluzione del pensiero dell’uomo, la sua maturazione e  il suo misurarsi con le sfide che la coscienza e crescente conoscenza gli impongono.

Nel Laboratorio da me condotto dal titolo “Labirinto: realtà ingannevole” avevo l’ambizioso obiettivo di promuovere conoscenza esperienziale sul Labirinto nel bosco sostenuto dal tema del convegno “Fabula e Realtà” a cui ho partecipato in veste di relatore esperenziale. Ho pensato di strutturarlo come un modo consapevole di manifestare se stessi e la modalità di incontro con l’altro all’interno di una cornice “fantastica” della campagna Toscana. Ideato come “momento d’incontro” in cui l’opera agevola l’unità corpo mente spirito.  Strutturato per dare ampia possibilità di mettersi in gioco attraverso creatività e nuove prospettive, attivate dall’utilizzo di materiali artistici espressivi. Da sempre, in modi diversi, il labirinto parla della rischiosa complessità del mondo, di vita e morte, di bene e male, di perdizione e redenzione; parla anche di solitudine, di angosce e paure, di misteri occulti e segreti gelosamente custoditi.

Il ripetersi di figure e forme geometriche rimandano al concetto dell’eterno ritorno e ricordano la transitorietà della vita umana. Il Rischio in assenza di limiti per conoscere se stessi in cui il destino diventa intrigante capriccioso e ingannevole è stato al centro di un focus esperienziale con tempi e ritmi che si sono sempre adattati al gruppo presente proprio per rispetto dei peculiari movimenti del gruppo che io considero un sistema mosso e sorretto da un campo informato che guida verso la risoluzione migliore.

Ho impiegato la meditazione consapevole perché essa si rivela un’attitudine umana universale. Una intenzionale e non giudicante modalità di essere attenti al dispiegarsi dell’esperienza, nel momento presente. Qualità base della mente che consente lucidità, visione, risonanza, empatia, resilienza. Attraverso questo mezzo i partecipanti sono stati guidati all’interno di un Viaggio metaforico per una consapevolezza del percorso da attraversare. L’uso delle maschere come materiale artistico ha favorito la possibile interazione con il mistero che avvolge il labirinto. Esercizi in gruppo e a coppie pensati per comunicare la profondità di se stessi e una nuova modalità di interazione.  

Il risultato è stato raggiunto con emozione e coinvolgimento e sarà riproposto in toscana con grande umiltà e riconoscimento al “genius loci” che mi ha permesso di compiere in armonia con il sacro bosco una esperienza di alta risonanza emotiva. Grazie.

Il labirinto in quiete di Mariacristina Guardenti






















Dove tu non sei

Fate e magie riposano

Aspettando un cenno

Un movimento dolce nell'aria

Sorride il "Genius loci" e attende

Non disturbare la vibrazione

Onora il luogo o

La sua ira sarà tremenda

Rispetta Uomo il significato...


Reciprocità e Redistribuzione comportamenti di relazione sociale e culturale non propriamente economica a cura di Mariacristina Guardenti



In tempi e luoghi diversi il processo economico ha trovato la sua collocazione istituzionale e ha mutato i rapporti tra società ed economia che sono comprensibili in un ottica antropologica di transazioni condivise che giustificano le relazioni interpersonali.

Questo in parte quanto sottolinea Polany nella sua opera “ la grande trasformazione 1944” richiamandosi ai contributi dell’antropologia (Malinowski Mauss Boas ) cerca di mostrare che il motivo del guadagno non è “naturale” per l’uomo. Le economie primitive non sarebbero comprensibili se si attribuissero ai loro protagonisti motivazioni utilitaristiche. Esse funzionano invece sulla base di complesse reti di obbligazioni condivise che motivano il comportamento individuale.

Il perseguire un guadagno è diventato importante solo negli ultimi secoli con il crescere dell’economia di mercato che spinge a ricercare una azione economica ispirata al guadagno non vi è quindi una “naturale propensione al guadagno” nell’uomo. I beni, secondo l’autore sono soggetti a tre principi fondamentali  che possono regolare le attività: produzione, redistribuzione e scambio di mercato; nelle società dove prevalgono reciprocità e redistribuzione non vi è la “ricerca“ del guadagno ma una forma di integrazione che passa attraverso la reciprocità e la redistribuzione.

Un esempio di reciprocità: genitori con i figli e viceversa, uno scambio non mediato dalla moneta e avviene tra soggetti che sono legati da un vincolo extraeconomico. Reciprocità quindi come forma di integrazione basata sugli scambi per rinforzare i legami sociali, quando prevale i beni e i servizi vengono scambiati sulla base di aspettive che prevedono il ricevere altri beni e servizi fissati da norme sociali condivise (le quali prevedono anche i tempi e i modi). Sono regolate da istituzioni che perseguono chi non le rispetta, a differenza dello stato e del mercato che costruiscono transazioni impersonali e universali. Oltre agli scambi familiari vi è la reciprocità fra estranei (donazioni, volontariato) attraverso il “dono” e la reciprocità si crea un sentimento di fiducia tra chi opera. L’esempio di reciprocità della sottoscritta è il volontariato come clown di corsia che in cambio riporta un sentimento di utilità sociale e costituisce una continuità di legame con l’Associazione, con i colleghi e con le persone con cui entro in relazione.


Un esempio di redistribuzione: Quando organizzazioni sociali più complesse come lo stato, attraverso le tasse e la spesa pubblica, redistribuisce risorse e potere d’acquisto (trarre il maggior beneficio possibile dalla stessa quantità di denaro o dalle risorse messe a disposizione). E’ una azione che si genera quando un centro organizzato è in grado di raccogliere risorse e ridistribuirle, secondo determinati criteri, tra i membri di una data collettività. Una forma di integrazione che sottende una solidarietà tra estranei e prevede un centro politico che dispone del potere per far accettare le modalità di trasferimento e allocazione dei beni da redistribuire ai membri della società secondo determinate regole. Come meccanismi di redistribuitività  pubblici usa: una politica fiscale, tasse e trasferimenti monetari; una politica sociale che fornisce prestazioni previdenziali, sevizi sociali e sanitari. L’esempio personale è la raccolta di fondi, organizzata da una Comunità di volontariato di cui faccio parte, che è stata utilizzata per una organizzazione che si occupa di bambini disabili.

Se in un’economia moderna l’economia ruota intorno al mercato - che costituisce l’elemento centrale e qualificante del sistema di produzione, distribuzione e consumo, -l’economia e il mercato non coincidono: reciprocità e redistribuzione continuano ad essere forme di scambio strutturate su logiche distinte, non orientate all’efficienza e che in questo modo contribuiscono a rispondere a bisogni diversi.

Possiamo quindi sostenere che Reciprocità e Redistribuzione svolgono un ruolo di equilibrio per completare il ruolo che ha lo “scambio di mercato” a volte troppo desocializzante (allentamento progressivo dei legami sociali, declino del senso comunitario, disaffezione verso le istituzioni politiche, fenomeni di intolleranza).




Dipendenze Comportamentali BA a cura di Mariacristina Guardenti














“Dipendenza senza sostanza”

 una disfunzione rappresentativa della società post moderna che ha base nelle

“dipendenze comportamentali”



Le dipendenze comportamentali (behavioral addictions BA) sono patologie complesse per le quali trattamenti farmacologici e psicoterapeutici hanno mostrato alcuni limiti. Le stimolazioni cerebrali non invasive come la stimolazione magnetica Transcranica(TMS) e la stimolazione della corrente continua transcranica (tDCS) aprono nuove prospettive al riguardo poiché sono in grado di determinare consistenti effetti clinici. La stimolazione cerebrale profonda (invasiva) rappresenta invece la principale metodica di stimolazione invasiva per il trattamento della malattia di Parkinson avanzata.   

La definizione di “dipendenza senza sostanza “ comporta per l’ individuo una ricerca continua degli effetti prodotti su corpo e mente da un comportamento (gioco, internet, telefono, lavoro, sport,  sesso, acquisti compulsivi,cibo, etc.) che induce un piacere ottenuto da uno stato di trance autoindotto che aliena la realtà ordinaria e conflittuale del vivere. Gli approcci terapeutici tradizionali (siano essi di natura farmacologica o comportamentale) tentano da un lato di limitare i processi nervosi che attivano il desiderio e dall’altro di potenziare i meccanismi di inibizione comportamentale. Questo vale sia per la dipendenza da sostanze (disturbi di uso della sostanza SUD) che per le BA, poiché presentano sintomatologie simili, infatti i meccanismi coinvolti si desume siano di natura neurochimica e genetica per entrambi; viene inoltre sottolineata l'importanza della corteccia prefrontale sia nelle BA che nelle SUD.

In questi ultimi anni la ricerca ha portato a nuove applicazioni in grado di stimolare selettivamente e in modo non invasivo i sistemi neurali correlati alle dipendenze attraverso l’applicazione di tecnologie che usano correnti elettriche o campi magnetici, diventando terapie“fisiche” alternative, applicabili al campo neuropsicologico. Quando un campo elettrico o una corrente elettrica vengono applicati al tessuto neurale si producono variazioni dell’eccitabilità corticale e vengono a generarsi fenomeni di modulazione della sincronizzazione dell’attività delle popolazioni neurali.

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Tra queste si sono imposte in particolare la stimolazione magnetica transcranica TMS e la stimolazione transcranica a corrente continua tDCS, in virtù della loro precisione al loro costo relativamente basso e alla crescente disponibilità di studi sperimentali che certificano la loro sicurezza, sembrano suggerire una qualche efficacia (Polanía, Paulus, & Nitsche, 2011). La TMS in cui piccole correnti elettriche localizzate sono indotte nella corteccia da un campo magnetico potente, è la tecnica non invasiva più comunemente studiata per stimolare il cervello. Gli effetti biologici della TMS non sono ancora del tutto chiariti sembra possa ripristinare il normale funzionamento dei circuiti danneggiati rimettendo sotto controllo il desiderio che spinge verso la dipendenza.  Causa poco disagio e (a differenza di molti farmaci) ha un relativamente blando profilo-effetto collaterale. L’elevato campo magnetico indotto deve essere utilizzato con cautela in pazienti portatori di protesi metalliche ferromagnetiche, mentre sembra che le placche in titanio e le clip per aneurismi in acciaio inossidabile non rappresentino un criterio di esclusione assoluto all’utilizzo della TMS. Non deve essere utilizzata invece in pazienti portatori di stimolatori elettrici quali pacemaker cardiaci o neurostimolatori o impianti cocleari per l’ipoacusia.  

La seconda tecnologia più comunemente studiata è la stimolazione della corrente continua transcranica tDCS correnti elettriche continue che polarizzano i tessuti, la polarizzazione consiste in un accumulo di ioni di carica differente al di sotto del catodo e dell’anodo che può produrre effetti anche prolungati sul funzionamento delle cellule nervose. Nonostante sia una tecnica “giovane” diversi studi la individuano come un possibile strumento per il trattamento di condizioni neuropsichiatriche quali depressione, ansia, morbo di Parkinson, demenza di Alzheimer, dolore cronico, dipendenze, riabilitazione post ictus o traumi. Secondo l’articolo citato dal Professor R. Perri una ricerca bibliografica è stata condotta sui database di MEDLINE e ScienceDirect fino al 2014, sulla base dei seguenti criteri di selezione: studi clinici su tDCS e BAs (cioè disturbi alimentari, acquisto compulsivo, dipendenza da Internet, gioco d'azzardo patologico, dipendenza sessuale, dipendenza da sport, dipendenza da videogiochi). Su 402 articoli ne sono stati selezionati sette, basati su un'alimentazione anomala, per gli altri disturbi di BA non è ancora stato condotto una ricerca al riguardo.   Il risultato di questi interventi è che la tDCS è in grado di ridurre il desiderio di cibo e migliorare i comportamenti anoressici.  Agendo sul processo decisionale e sull’assunzione del rischio può quindi diminuire l'impulsività dei soggetti dipendenti.

La tDCS prevede l’applicazione di deboli correnti elettriche di intensità costante e per diversi minuti direttamente sullo scalpo mediante elettrodi: anodo (negativo)  e catodo (positivo). Queste correnti generano un campo elettrico che modula l’attività neurale ed alterano la frequenza di scarica dei neuroni inducendo un cambiamento nella polarizzazione della membrana neurale. La tDCS anodica depolarizza la membrana cellulare dei neuroni favorendo quindi la loro eccitabilità, quella catodica iperpolarizza i neruoni, ha effetti inibitori e quindi li rende meno propensi a comunicare, cioè a rilasciare neurotrasmettitori. Dati sperimentali dimostrano che è possibile ottenere degli effetti che dipendono dal tipo di stimolazione, cioè: aumentare (facilitare) o ridurre (inibire) l’eccitabilità di un area cerebrale sulla base del tipo di stimolazione applicata.  Nello specifico la tDCS permette una stimolazione anodica che riduce l’attività GABAergica la quale provoca un'eccitazione dell'attività neuronale, ed una stimolazione catodica che riduce l’attività glutammatergica che invece riduce-inibisce l’attività neuronale. Se la stimolazione viene praticata più volte è possibile rendere le modificazioni più stabili e durature supportando durevolmente le modificazioni del desiderio anche dopo la fine della stimolazione e rendendo possibile  migliorare la prestazione in numerosi compiti cognitivi. Gli elettrodi sono costituiti da una spugna sintetica imbevuta di una soluzione salina per l’aumento di conduttività quindi impianti metallici all’interno del cranio o dispositivi impiantati che conducono corrente elettrica sono le uniche controindicazioni per il trattamento.

L’attivazione di questa tecnica essendo in grado di modificare i processi decisionali (condividono meccanismi comuni con i comportamenti impulsivi osservati nelle dipendenze) li rende più responsivi ad una stimolazione riabilitativa comportamentale, il trattamento combinato delle due tecniche potrebbe rendere più efficaci i loro effetti individuali.


sabato 3 febbraio 2018

I meccanismi di difesa come Itroiezione, Proiezione, Identificazione e Identificazione proiettiva di Mariacristina Guardenti

Per far fronte e ridurre tutte quelle turbative che mettono in pericolo l'integrità dell'Io e il suo equilibrio interno soprattutto quando si guarda ai rapporti tra individuo e individuo,  i meccanismi di difesa risultano la migliore strategia adattiva. Attraverso questi meccanismi difensivi l'individuo ritrova la propria forma di equilibrio interiore per realizzare il miglior adattamento possibile di fronte ad una realtà esterna  e/o interna perturbata, la strategia  adattiva mira ad ottenere un bilanciamento sufficientemente buono verso le tensioni che incontra nei vari contesti che lo turbano lo motivano lo rendono ansioso.
Placando la spiacevolezza di ciò che sta sperimentando, attraverso l'alienazione dei contenuti della propria coscienza la persona evita così il contatto con tutti movimenti dolorosi  -affettivi e no- legati a situazioni spiacevoli.
La difesa è stata definita da Freud (1894) come “designazione generale per tutte le tecniche di cui l’Io si avvale nei suoi conflitti che possono eventualmente sfociare nella nevrosi, la difesa utilizza determinati meccanismi che differiscono per il relativo grado di coerenza con la realtà così come viene percepita”. In base a questo principio si distinguono difese egosintoniche se il meccanismo è coerente con le esigenze dell’Io e difese egodistoniche, o come le definisce Fenichel (1945) patogene, quando la funzione egoica di esame della realtà si interrompe per lasciare spazio alla riutilizzazione di modi arcaici di pensare, di percepire, e di rapportarsi alla realtà.
È possibile che ogni meccanismo di difesa si trovi legato ad una fase particolare dello sviluppo, è possibile che ogni tipo di processo mentale sia destinato a controllare un determinato tipo di conflitto, è possibile ancora che le diverse tipologie di personalità corrispondano a determinate gerarchie interne nell’utilizzazione dei vari meccanismi.

Vediamone insieme solo quattro e precisamente l'introiezione, la proiezione l'identificazione e l'identificazione proiettiva 

Introiezione: la prima maniera di elaborare soggettivamente la realtà (la prima attuata nel corso della vita), anche in concreto, è quella di inghiottire (introiettare) le cose accettate o comunque vissute come piacevoli e di sputare (proiettare) le cose non accettate o che si presentano come spiacevoli. Tutto ciò che procura piacere, infatti, tende ad essere originariamente vissuto come appartenente all’Ego, mentre va rifiutato e allontanato tutto ciò che è spiacevole. L’idea di inghiottire un oggetto è il prototipo della soddisfazione istintuale, non di difesa contro gli istinti. Contemporaneamente, l’introiezione è il prototipo del modo di riguadagnare l’onnipotenza anteriormente proiettata sugli adulti, in tal modo l’Ego impara ad usare introiezione come modello per un preciso meccanismo di difesa.
Proiezione: Mentre, in un certo senso l’introiezione è un processo assimilativo, la proiezione è un processo dissimilativo per la prima l’oggetto viene adattato al soggetto, mentre la seconda implica una discriminazione dell’oggetto dal soggetto, attraverso un contenuto soggettivo trasferito nell’oggetto. Un individuo proietta quando compie l’attribuzione di una propria caratteristica o di un proprio stato d’animo a un’altra persona, quando li vive come appartenenti a un altro anziché a se stesso.
Identificazione: sta a significare quel processo psichico per cui un individuo assimila dentro di sé una data immagine mentale di una persona, soggetto, gruppo e pensa, sente, agisce come egli reputa che quella persona, soggetto, gruppo pensi, senta, agisca. Ciò equivale anche a dire che un soggetto assimila un aspetto, una proprietà, un attributo di un’altra persona e si trasforma, totalmente o parzialmente, sul modello di quest’ultima. Sappiamo che l’identificazione è la più primitiva e originaria forma di legame emotivo” scriveva Freud nel 1921, in “Psicologia delle masse ed analisi dell’Io”, descrivendo le forme dell’identificazione primaria, basata sull’acquisizione delle caratteristiche dell’oggetto amato, attraverso un processo di introiezione, sul modello degli istinti cannibalici originari del neonato: un legame emotivo precoce, precedente all’instaurarsi della relazione anaclitica (Nella letteratura psicanalitica, indica la situazione di appoggio di un soggetto, per esempio il bambino, a un oggetto, per esempio la madre.) 
Identificazione proiettiva Si tratta di un concetto complesso, che “illustra la connessione tra istinti, fantasia e i meccanismi di difesa. E’ una fantasia di solito molto elaborata e dettagliata; è un’espressione degli istinti perché sia i desideri libidici che quelli aggressivi sono sentiti essere onnipotentemente soddisfatti dalla fantasia; è comunque anche un meccanismo di difesa nello stesso modo in cui è la proiezione, cioè sbarazza il Sé delle parti non desiderate” (H. Segal, 1967), tenendole al tempo stesso sotto controllo. Ciò permette, inoltre, di evitare ogni consapevolezza di separazione, di dipendenza e di invidia.W. Bion (1959, 1962) sarà il primo ad introdurre una distinzione tra una forma di Identificazione Proiettiva “normale”, ed una “patologica”, mettendo in luce, accanto alla primitiva funzione evacuativa descritta inizialmente da M. Klein, la dimensione interpersonale, comunicativa, che l’identificazione proiettiva contiene.
Con Bion, l’identificazione proiettiva “normale” diventa un’importante modalità di comunicazione non verbale, attraverso la quale l’organismo immaturo riesce a trasmettere sentimenti ed emozioni non ancora nominabili ad un oggetto recettivo. L’effetto che essa produce sull’oggetto che riceve la proiezione, ed il ruolo che esso ha nell’accoglierla e nel modificarla diventano parte fondamentale del fenomeno descritto, ponendo le basi della sua teoria del pensiero.
Da questo legame tra la mamma e il bambino, W. Bion elaborerà il modello “contenitore-contenuto”, che diverrà anche il modello della funzione dell’analista nella relazione terapeutica, e delle “trasformazioni” dell’esperienza emotiva che si producono all’interno di tale relazione.L’Identificazione Proiettiva “patologica”, osservata da Bion attraverso le caratteristiche del transfer di pazienti schizofrenici, si distingue invece per la sua qualità onnipotente ed il grado di violenza con cui la proiezione viene messa in atto.Individui che – a livello di relazione primaria – hanno avuto l’esperienza di un oggetto chiuso alla comprensione e non recettivo rispetto alle proiezioni della propria sofferenza, ricorrono all’uso ipertrofico dell’identificazione proiettiva, per negare la realtà e l’angoscia (Bion, 1959). Attiene al suo interno i concetti di tranfert e contro transfet.