sabato 20 marzo 2021

Mettere la mente in uno spazio sacro con gioia e congruenza di Mariacristina Guardenti

 

Quando arriva una crisi come quella che ci ha colto impreparati in questa primavera del  2020 compromette regole che fino a questo momento sono sembrate stabili disponendo la quotidianità del procedere nella Vita, diversamente da come noi la svolgevamo e portandoci ad un continuo rivalutare ciò che realmente ci possiamo concedere, portandoci ogni giorno a constatare le plurime separazioni: sociali  intrapersonali, affettive, amicali, lavorative e da vecchi statu quo.

Tale rottura della normale routine che ci ha mantenuto fino ad adesso in una apparente “normalità” (che in parte aveva perduto alcuni valori)   insegna, informa e porta nuove disposizioni e nuovi ordini nella nostra Vita e nella Natura.

Avendo perso quel senso di affidamento verso la saggezza atavica che da secoli ha insegnato l’impermanenza delle situazioni, dei significati, delle persone, la normalità dello stare, semplicemente “stare” non assume più alcun valore per la società di oggi così globalizzata e globalizzante “liquida”, come asserisce Zygmunt Bauman.   Nell’apprendere l’idea di modernità si è costituito un concetto di velocità sociale, con continue e affannose corse che hanno reso inadeguati i passati ritmi familiari e lavorativi, esponendoci precariamente verso una “cultura della fretta”.  L’attuale pensiero globalizzante non ha tenuto conto delle reazioni individuali di questo momento storico che vanno dall’indifferenza -figlia della negazione stessa della minaccia-,  alla paura incontrollata -che sfocia in comportamenti poco razionali-,  fino alla paralisi totale -generata dal profondo senso di abbandono da pensieri nefasti continui e da inconsci sensi di colpa-.

Non voglio entrare in merito alle statistiche epidemiologiche o alle varie dissertazioni degli esperti, ne sono pieni tutti i canali mediatici  ufficiali e no. Se avrete la pazienza di seguirmi ancora un poco nella lettura di questo articolo vorrei parlare della possibilità di tramutare ognuno di noi in un “rivoluzionario eretico” che volto alla ricerca della libertà personale ( visto che quella fisica ci  è stata tolta), si faccia promotore di un movimento individuale di  cambiamento. L’obiettivo è in direzione di una franchigia esclusiva ed interiore  nata per necessità e che porta oltre il concetto di tempo e oltre il sentore di morte che imperversa nel mondo. Una libertà che ricostruisce e completa la nostra crescita interiore rendendoci liberi.

Ciò che noi siamo attualmente, ha un misero e insoddisfacente significato se confrontato alle esigenze della totalità degli abitanti della terra; questo dovrebbe provocare in noi un profondo sussulto affinché possiamo adempiere con tenacia ad una investigazione strategica di nuove soluzioni che ci aiutino ad uscire da questa situazione di stallo. Noi tutti dovremmo poter essere veramente gli unici padroni di noi stessi, gli unici detentori dei limiti personali sociali ed ecologici, dove la crescita nella ricerca di continui e intelligenti adattamenti può farci autonomi, rispetto al tumulto di emozioni che obnubila o ottunde i nostri pensieri e svincolati dal caos generale che ci attornia. Non potendo isolarci su un monte o in prossimità di un paese esotico, la strategia impone ed esige  che restiamo presenti a noi stessi pur confinati nei nostri luoghi, siano essi case o appartamenti, soluzionando nuove tattiche di adattamento.

Ecco che diviene importante la possibilità di fare qualcosa di molto importante per noi stessi perché abbiamo la necessità di strutturare il tempo in un QUI e ORA proficuo, proprio in virtù del fatto che il tempo che possiamo esprimere su questo piano fisico è prezioso in ogni suo istante. Tempo che si avvale di una dimensione interna carica di significati diversi per ogni individuo, anche se il gestire la propria vita adesso richiede di apprezzare ogni piccolo gesto e alienare la superficialità in ognuno di noi.

La dimensione interiore può salvarci da questo periodo di forzato isolamento sociale dato che è adatta principalmente a coloro che amano l’azzardo e sono in grado di rischiare per pervenire a quella “pienezza straripante di presenza” sostenuta efficacemente da una coscienza interiore nella speranza che ognuno di noi si esponga come attore principale del personale copione di vita, oltrepassando la soglia del possibile ed esplorando il mondo interiore al di là del consentito, nel luogo in cui la “trasgressione” ci consente nuove risposte al vuoto e alla noia.   

Continuare a fare calcoli, soppesare la situazione, ascoltare notizie allarmanti porta il nostro cammino ad appesantirsi e i nostri passi a diventare piombo. Con la mente impegnata senza sosta nell’agitazione e nella pesantezza dei pensieri ricorrenti, nel  chiacchiericcio interiore dove le idee sono concetti smorti o assenti di vitalità ed energia, perdiamo forza e vigore. Allora il sopravvento diventa dominio della paura e la paura piuttosto che sostenere un processo di risanamento semmai intensifica i disturbi anche fisiologici. Ecco che diventa vitale in questa occasione rivolgersi con gentilezza verso la nostra mente, per portare riposo e condurla nella capacità di riacquistare uno stato d’animo più tranquillo.  Adoperiamoci  a fare poesia con la vita di ogni giorno.

Una mente sempre al lavoro notte e giorno, focalizzata sulle problematiche e senza via d’uscita sarà stanca, svogliata, inappetente di idee creative e soprattutto sorda, sorda alla bellezza della Vita. Se potessimo far tacere la mente come spesso a fatica riusciamo con la nostra bocca,  soprattutto quando non è necessario che sia così pressante e presente, allora si verificherebbe un prodigio di quiete silenzio e pace impensati, resi ancor più belli da questo evento inaspettato e travolgente proprio perché inatteso.

Importanza fondamentale assume il “contatto” emotivo interno mai effimero or ora declinato in senso introspettivo, una vicinanza interna con noi stessi che ci permetta di essere al contempo vulnerabili e resilienti al fine di poter affrontare le differenti criticità del momento.

Anche l’ascolto, il sostegno e il conforto reciproci o affidati ad una persona di fiducia, sono  risolutivi per fronteggiare “l’ansia anticipatoria”, particolare tipo di stato emotivo che tende a bloccare l’essere umano tramite l’attivazione di un sentimento sottostante di paura, che se protratta per un tempi eccessivamente lunghi mette in allerta il sistema neurovegetativo e riverbera negativamente nel quotidiano sommandosi all’angoscia prodotta della convinzione di una impossibilità a modificare lo stato attuale delle cose.

In realtà le cose si possono trasformare grazie anche a strategie di coping (risorse e strumenti che permettono di riorganizzare pensieri e azioni su nuove prospettive personali).  Si possono ad esempio stabilire nuove routine in virtù del fatto che ciò che è noto e prevedibile ricopre una funzione rassicurante rispetto alle incognite o alle incertezze del momento. A livello antropologico sappiamo che, fin dalla notte dei tempi, i rituali sono comportamenti codificati e ripetitivi che vengono utilizzati per esorcizzare la paura di tutto ciò che è incontrollabile e imprevedibile;  ecco che  il sorriso, il saluto,  la cortesia, segnalando le proprie intenzioni di relazione pacifica non sono mai banali, diventano pressoché necessari in questo momento in cui è essenziale esperire un nuovo modo di agire dandoci l’opportunità di rimodulare la distanza che ci separa per offrire vicinanza.

Ricordiamoci anche di coloro che in questo momento stanno attraversando un periodo di indigenza materiale ed economica e che possiamo aiutare senza porci in una situazione di superiorità ma con affetto e fratellanza. Ci sono diversi modi per sostenere le persone che conosciamo e che hanno un momento di difficoltà (non potendo aiutare tutti il sostegno sarà indirizzato a chi vicino a noi palesa delle ristrettezze) . Basta usare il cuore e modalità che non rendano chi ha bisogno in obbligo di sdebitarsi o lo facciano sentire inferiore. Non ardisco dilungarmi sulle modalità che di sicuro ognuno di noi conosce e mette in atto silenziosamente.

È utile sottolineare (alcuni già lo avranno constatato di persona) che  la ricerca compulsiva e spasmodica di informazioni a favore di fonti autorevoli e verificate per venire incontro al fabbisogno informativo atto a regolamentare il livello di incertezza,  consente di risparmiare tempo,  tempo che potrà essere dedicato ad esempio all’allenamento fisico, ad attività distensive e creative o alle diverse metodiche di rilassamento in rete si possono trovare diversi programmi ideati ed organizzati per questo scopo.

L’auspicio personale del dopo emergenza riguarda una speranza: che questa esperienza possa tradursi in una nuova vitalità non solo economico-politica ma soprattutto sociale, dove l’uomo possa nuovamente incontrarsi e condividere con maggiore consapevolezza le risorse materiali e immateriali a sua disposizione, assaporando con gratitudine la vita, nel rispetto di tutti gli esseri che popolano questo mondo,  comprendendo di avere poca influenza sulle forze della Natura che è Madre e non matrigna e ci abbraccia con grande tolleranza.

LA PREVENZIONE PRIMARIA INTEGRATA di Mariacristina Guardenti

Prevenzione Primaria condizione necessaria e fondamentale per ridurre l’incidenza di malattie, prevalentemente croniche, responsabili di disagi non solo individuali ma anche familiari. Innanzitutto vi è la questione legata alla definizione stessa di salute, condizione destinata ad essere apprezzata maggiormente in maniera percettiva (più soggettivamente che oggettivamente), la salute è stata considerata specialmente come “lo stato in assenza di malattia” definizione semplicistica e tutto sommato “deresponsabilizzante” e liberatoria. Fornire una definizione di salute per esclusione è riduttivo e scientificamente non adeguato, anche in relazione alle diverse variabili in grado di interferire con lo stato di salute dell’individuo, basti pensare alle diverse condizioni ambientali in cui opera la vita di un individuo o di una comunità o le dinamiche relazionali interindividuali.

Si è giunti pertanto all’inizio del terzo millennio, in considerazione delle nuove conoscenze socioculturali, ad un particolare concetto di salute, non meramente legato alla sopravvivenza fisica o all’assenza di malattia, ma inglobante anche gli aspetti psicologici e mentali, le condizioni naturali, ambientali, climatiche e abitative, la vita lavorativa, economica, sociale e culturale, tutti status in grado di interagire, positivamente o negativamente, con l’esistenza dell’essere umano.

La Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si fa assertrice, quindi, sin dal 1946 di questa nuova visione ed ampiezza della concezione di salute, definendola come “ uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente come assenza di malattia e di infermità”.

Secondo la Carta di Ottawa per la Promozione della salute, essa è una risorsa per la vita quotidiana, è un concetto positivo che valorizza le risorse personali e sociali, come pure le capacità fisiche dell’individuo.

Mi ha colpito l’idea di un Medico, il Dr. Bruno Gentile, che propone un rinnovato modello scientifico culturale e morale di salute pubblica, condiviso e capillare, che coinvolge Istituzioni, medici e popolazione attraverso un programma di “Prevenzione Primaria Integrata” ossia il mantenimento nel soggetto sano di uno stato di completo benessere fisico psichico e sociale, evitando o ritardando la comparsa di malattie, mediante un insieme di attività, azioni ed interventi che potenzino i fattori utili alla salute ed allontanino o correggano i fattori di rischio.

Per fare tutto ciò, egli si avvale della compilazione di un questionario interattivo chiamato “Questionario Punto Salute”, una sorta di vero e proprio “Tagliando della Salute” personalizzato, che attraverso una serie di domande mirate ha lo scopo di creare una comunicazione interattiva, in grado cioè di alimentare un dialogo “allargato” dove il soggetto protagonista del proprio racconto narrativo possa soprattutto sentirsi custode e padrone del proprio stato di salute; ne deriveranno pertanto in maniera assolutamente fisiologica, una maggiore consapevolezza soggettiva ed una maggiore percezione individuale del rischio.

L’operatore (medico o psicologo) deve essere libero, in piena coscienza e sapienza nelle proprie decisioni, senza mai dimenticare che la sua azione è volta sempre a garantire la tutela del benessere e della vita, questo nuovo apporto per restituire un nuovo slancio ad una vera e aggiornata cultura scientifica, eleggendo nel contempo la Persona quale protagonista unica del proprio destino e della propria Vita.

 

giovedì 12 dicembre 2019

STATISTICA DESCRITTIVA: MISURE DI VARIABILITA' a cura di Mariacristina Guardenti


Sai ched’è la statistica? È ‘na cosa che serve pe’ fa’ un conto in generale de la gente che nasce, che sta male, che more, che va in carcere e che sposa. Ma pe’ me la statistica curiosa è dove c’entra la percentuale, pe’ via che, lì, la media è sempre eguale puro co’ la persona bisognosa. Me spiego: da li conti che se fanno secondo le statistiche d’adesso risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se nun entra ne le spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perché c’è un antro che ne magna due. Trilussa

Premessa

Se, accanto alla media, Trilussa avesse calcolato anche un indice di variabilità questo gioiellino di sonetto non sarebbe mai stato scritto.

La statistica è una scienza che ha come obiettivo lo studio quantitativo (numeri) e qualitativo (caratteri) di un fenomeno collettivo, di un gruppo di persone o un gruppo di oggetti; insegna ad individuare i modi in cui un fenomeno si manifesta, a descriverlo sinteticamente e a trarne da esso conclusioni più generali per fenomeni più ampi; si interessa inoltre della raccolta e dell'analisi dei dati e dell'interpretazione dei risultati.  
Ci  consente di: formulare leggi, fare previsioni su determinati fenomeni e grazie ai suoi risultati, di operare scelte proficue e prendere decisioni per risolvere problematiche oggetto dell’indagine statistica, che raccoglie ed analizza dati e numeri.


Si divide in:

Statistica Descrittiva studia il fenomeno relativo ad un Campione che trae informazioni sull’intera Popolazione.  E come studia il fenomeno? Descrivendo la massa dei dati sperimentali con pochi numeri o grafici significativi. Fotografa cioè una data situazione e ne riassume le caratteristiche salienti (contenuto statistico). Deve quindi sintetizzare tramite pochi valori(INDICI o INDICATORI) un vasto numero di misure. In questo tipo di statistica è possibile valutare in modo sintetico la distribuzione dei dati  non soltanto mediante gli indici di posizione (Media, Moda, Mediana, Quantili) ma anche grazie agli indici di variabilità (o dispersione).

Statistica Induttiva o Inferenziale estende i risultati ottenuti su un campione alla intera Popolazione. Le indicazioni (che siano valide per l’intera popolazione) sono state tratte dal campione per fare previsioni di tipo probabilistico su situazioni future o comunque incerte.

La statistica non sarebbe necessaria se nella popolazione sussistesse assenza di variabilità e un singolo elemento, una sola unità campionaria sarebbe bastante a determinare tutto ciò che vogliamo osservare su quella popolazione.

Poiché la popolazione si presenta eterogenea per caratteri e forme per prendere informazioni sul campione -che deve essere rappresentativo della stessa- servono informazioni sulla variabilità.



In genere si riassumono le osservazioni di un fenomeno facendo la loro media (in particolare quella aritmetica). Tuttavia pochi sanno che la media, da sola, è poco espressiva del fenomeno, perché in due popolazioni rilevate, a parità di media, possono corrispondere osservazioni completamente diverse, come distanza dalla media stessa. In questi casi, pur in presenza della stessa media, la popolazione che ha osservazioni più distanti è scarsamente rappresentabile dalla sola media, come indice sintetico di dimensione.

Esemplificando, una popolazione composta da due sole grandezze, 4 e 6, ha media aritmetica 5, ma anche una popolazione composta da 1 e 9 ha media 5. Tuttavia mentre la media 5 costituisce una discreta approssimazione di 4 e 6, essa non rappresenta allo stesso modo le grandezze 1 e 9, perché queste sono eccessivamente lontane dalla loro media.

Sarebbe quindi sempre opportuno, in tutte le rilevazioni, accompagnare la media da un altro indice, detto di variabilità, che esprime appunto quanto il fenomeno è variabile rispetto alla media, così da dare maggiori informazioni a chi intende leggere le caratteristiche dell’intera popolazione partendo dalla sua rappresentazione sintetica.

In altre parole se rappresentiamo un fenomeno, oltre che dalla sua media, anche dalla misura della sua variabilità, mitighiamo il difetto comunicativo insito nella media del “pollo di Trilussa”, il quale sosteneva – giustamente – che la statistica per cui un italiano mangia un pollo ogni anno è formata da chi ne mangia due e da chi non ne mangia nessuno.



Abbiamo visto che la media è una misura della localizzazione centrale della distribuzione (potremmo dire il centro di gravità). I valori medi sono indici importanti per la descrizione sintetica di un fenomeno statistico. Hanno però il limite di non darci alcuna informazione sulla distribuzione dei dati. Come abbiamo visto sopra con l’esempio di prima, popolazioni con la stessa media possono avere un grado molto diverso di variazione dei dati.

Quindi una maniera per esprimere questa variazione è quello di utilizzare la media come punto di riferimento di ciascun valore, e successivamente calcolare la deviazione di ciascun dato dalla media (il suo “scarto” dalla media) e valutare la diversità esistente tra le osservazioni attraverso le  Misure di Variabilità dette anche indici statistici di Dispersione e che sono:

Campo di Variazione detto anche Range;  Devianza; Varianza;  Deviazione Standard; Coefficiente di variazione (variabilità relativa)



Campo di Variazione detto anche “gamma” della variabile: il Campo di variazione o range, rappresenta l’ampiezza dell’intervallo dei dati  e corrisponde alla differenza fra la modalità più grande e la modalità più piccola della distribuzione. Fornisce un’idea dello spazio all’interno del quale si muove il fenomeno, ma non dice nulla sulla variabilità all’interno dell’intervallo. Infatti tiene conto dei suoi due valori estremi e trascura tutti gli altri.



Devianza: è un indice di dispersione dei dati. Si usa per descrivere sinteticamente una distribuzione statistica quantitativa ed in particolar modo la misura con la quale i suoi valori sono distanti da un valore centrale (media o mediana). Si calcola facendo la somma dei quadrati degli scarti della media aritmetica.



Varianza: È una misura di sintesi della dispersione dei valori osservati intorno ad un valore di riferimento, o baricentro, qual è la media aritmetica.  L' obiettivo è quello di misurare la variabilità, cioè vedere quanta "diversità" c'è tra le modalità (manifestazioni concrete) del fenomeno che stiamo studiando. Un modo di procedere, allora, potrebbe essere questo: confrontare ogni modalità con la media (in termini di differenza, ovviamente), ELEVANDO AL QUADRATO TALI DIFFERENZE,  e sommando tutte queste differenze al quadrato, in modo tale da avere una misura di sintesi che mi dica quanto le modalità sono diverse tra loro. POI, DIVIDO PER N, CIOE’ PER IL NUMERO DI MODALITA’.

La Varianza è anche conosciuta come deviazione standard quadratica ed è indicata con la lettera greca sigma al quadrato σ². Perchè eleviamo al quadrato tutte le differenze, che in Statistica vengono chiamate "scarti"? .Se proviamo a fare la somma delle differenze (= scarti ) senza elevarle al quadrato, vediamo che il risultato sarà sempre zero, Il motivo risiede nelle proprietà della media aritmetica: la somma degli scarti dalla media è sempre zero.  Proprio perchè somma di quantità al quadrato (non negative), la Varianza è sempre maggiore o uguale a zero, E NON PUO’ MAI ESSERE NEGATIVA

Questa misura che caratterizza molto bene la variabilità di una popolazione, ha lo svantaggio di essere una grandezza quadratica (al quadrato) e quindi non direttamente confrontabile con la media o con gli altri valori della distribuzione.  Per trovare una misura espressa nella stessa unità d i misura della variabile di partenza è sufficiente estrarre la radice quadrata della varianza ed ecco ottenuta la



Deviazione Standard detta anche scarto quadratico medio, parente della Varianza perché si ottiene calcolando la radice quadrata della Varianza è una misura di distanza dalla Media e quindi ha sempre un valore positivo ed esprime la misura della dispersione della variabile casuale intorno alla media. Essa indica quanto, in media, ciascun elemento si discosta dalla media aritmetica. Se la deviazione standard ( σ ) è grande, i valori della distribuzione sono dispersi.  Viceversa, se la deviazione standard è piccola, i valori sono concentrati vicino alla media.

Lo scarto quadratico medio, basato sui quadrati degli scarti, dimostra di possedere un’enorme utilità nella statistica, per due motivi fondamentali:  1) riflette la dispersione dei punteggi così che la variabilità di diverse distribuzioni può essere messa a confronto in termini di scarto quadratico medio;  2) consente un’interpretazione precisa dei punteggi entro la distribuzione. 



Il Coefficiente di Variazione (detto anche coefficiente di dispersione) è un indicatore statistico di dispersione relativa, serve per confrontare tra loro indici non confrontabili (ad es due unità di misura diversa come il dollaro e l’euro) calcolato come rapporto tra la deviazione standard e la media della distribuzione. È anche detto coefficiente di dispersione.

giovedì 25 luglio 2019

RACCONTO BREVE: Seduta sulla panchina di Fortezza da basso a Firenze ritorno ai ricordi di quando ero a Milano e andavo fantasticando su come preparare il piatto freddo della mia vendetta contro di te


Che quando chiedi all'Universo...l'Universo risponde...

Caro Giorgio mio
acceso di luce bianca,
ricoperto di nuvole rosa
...leggero sei sparito...
cancellato in modo orribile
nella foschia di un giorno sbagliato.
Congiunta a te nello spirito, oggi
penso che ti vedrò
ancora...alla fine di questa vita.
Guardami con Amore.
Dammi la tua benedizione
perché ancora resto...resto qui.



Chi ti dice che "bisogna perdonare" forse guarda dalla prospettiva del più "forte", colui che si reputa innocente. Il senza colpa. Eppure qualche secolo fa un grande Maestro di Vita insegnava: "chi è senza peccato scagli la prima pietra"...nessuno è senza peccato...nessuno è innocente...ognuno di noi in parti/porzioni diverse è sempre e comunque responsabile di se stesso. Possiamo necessariamente assumerci la responsabilità delle azioni che andiamo facendo. Quando mi assumo la responsabilità delle mie parole e delle mie azioni libero l'Altro dal peso dell'innocenza che deve per forza perdonare. Auspico che il vero per-dono possiamo rivolgerlo a noi stessi come buon regalo del Natale di oggi.

Amici che vengono...amici che vanno... Nella vita tutto procede con un movimento continuo che insegna a ciascuno che niente è per sempre. Il coraggio di assumersi la decisione di scegliere se continuare o no a camminare accanto a "tizio" o "sempronio" oltre ogni prerogativa nefasta, dice di te che sei un Uomo o una Donna che ha sempre una libera scelta. E quando con Amore ti volti e guardi chi hai lasciato...perché non risuona della stessa essenza fatta di vibrazioni ...prendi in mano la tua vita e vai nella realizzazione piena del cuore con l'animo in pace.
Sii sempre te stesso...non puoi sbagliare.



Mi disse:" Non spegnere il televisore perché altrimenti..."- ma non finii la frase che ero già sparita. Ecco come cominciare il nuovo anno...all'insegna della disobbedienza...Fu così che chiusi la porta di casa è andai via per non tornare più su pensieri fissi e passi fin troppo bene conosciuti. Ognuno si libera a modo suo. Io sono partita quel giorno per un lungo Viaggio sempre e ancora in itinere,da cui non sono ancora ritornata; mi volto solo se dimentico qualcosa o qualcuno per poi tornare veloce alla via maestra. Di regola preferisco trottare leggera con una piccola valigia, il mio nome da qui prende origine...La donna con la valigia... chiedono alcuni: "cosa ci porti mai lì dentro?"- I sogni di carta, la brezza del vento, terra marrone di casa, sguardi di persone amate. È piccola la mia valigia...su misura per me.



Girando da una città all'altra scendevo e salivo da un treno ad un altro trascinando la piccola valigia che avevo portato con me. Passavo un giorno o una settimana a volte un mese in quelle città straniere senza mai accorgermi che ancor più straniera ero a me stessa nel mio peregrinare. Poi, ripartivo sempre sospinta da un anelito ad "andare", dovevo andare, era l'andare stesso che mi sospingeva al movimento. Fino a che un giorno non mi fu chiaro in maniera lampante che scappano da me e che sempre mi ritrovavo. Ovvio. Stupida che sono. Nonostante questo l'avventura del camminare nella Vita è andata avanti parecchio qualche millennio sano. Mi hanno accompagnato personaggi folli normali o strani, disparati per età, appartenenza e formazione. Mi piace dall'origine del Tutto aver contatti col "mondo" e più questo è colorato più lo preferisco. Ognuna di queste persone incontrate mi ha regalato qualcosa: un gesto, un motto, un credo, una strada. Qualcuno ha preso anche con mani piene o con una sola mano da me, quale meravigliosa magia lo scambio. Nelle città portavo vagando la mia valigia piccola e lo spirito delle cose belle mentre culture diverse vivevo attraversando l'animo. Eppure dentro, nella mia "essenza" quella con cui sono nata non cambiano mai le cose semmai assumono un sapore diverso. Ogni giorno anzi più chiaro l'intento che fuggendo per poi ritrovarmi aggiungevo un ricordo lucido e cosciente di chi ero stata e del perché avevo scelto di camminare le strade del Tempo. Ora in questo momento esatto dell'adesso ricordo perfettamente. Ciò che ci muove è solo l'Assoluto Amore... per la vita, il mondo, le cose...



Lo sapevo, mentre attaccavo il cappotto al chiodino che sbucava dal muro e strofinavo le mani una contro l'altra per il freddo...lo sapevo.
Ho chiuso la valigia or ora sul letto premendo un poco, troppo piena di cose inutili.
Riapro e spostando le cose sul letto scelgo...come ho scelto nella vita di lasciare o prendere.
Sistemo tutto per benino sul letto piccolo e comincio la cernita. La camicia bianca la tengo insieme al golfino nero, la viola no la lascio forse anche solo per il colore che è ingombrante come il colore del 6° chakra, l'intuizione...decisamente ingombrante... lo lascio.
Poi rimetto dentro i pantaloni blu e la gonna lunga a fiori la camicetta a mezze maniche...come mezze sono le parole che ti ho detto sputandole...di fuoco avvelenato.
Lascio fuori il corpetto che oramai non posso più portare data l'età impietosa che rende la tendenza dei corpi a cadere verticalmente al suolo, la gravosità così orripilante della gravità e sì, lascio anche quell'intimo improbabile che chissà quando avrò mai messo....come improbabile sei tu così distratto e maldestro che invece ho messo e rimesso dentro al mio cuore infinite volte...oh adesso viene il bello e decido per le mie scarpe enormi che alterno a quelle con il tacco...il tacco che ti ho inflitto con rabbia violenta nel basso ventre...ma non voglio pensarci...
Sfilo gli stivaletti e li butto da una parte...come mi buttasti tu un giorno non troppo lontano così vivo che ne risento l'odore.
Ho deciso porto solo le scarpe grosse comode con la pianta larga che calzo da anni su tutto che mi permettono di camminare, di andare camminando senza farmi pesare troppo le giunture...tu pesi...sì tu...pesi ancora come un macigno dentro di me...sai... riuscirò a strapparti da dentro la pancia il petto la mente, l'ho giurato alla luna piena la scorsa notte silente.
Scende una lacrima..ma è mia?...no non può essere... chi piange è debole ed io non lo sono...sono forte adesso e sempre e solo stretta alla mia piccola valigia piena di sogni...chimere...miraggi...non meriti neppure il mio ricordo...insincero commediante da due soldi...
Ecco ti ho già dimenticato.



Mondo piccione incatenato! Sono di nuovo sul treno direzione Milano. Di nuovo in movimento. Fa un freddo pieno di gelo ma ho il corpo al calduccio nel lungo cappotto che mi avvolge. Ho solo dimenticato i guanti nel bar del piccolo paese da cui sono partita. Sono felice, leggera, raggiante. Sto andando dalla mia Reiki Master la mia dolcissima Maestra/Amica che conosce bene il mio cuore e custodisce da secoli la mia Anima. Sorrido e lo sapete gente?... sembro pure bella!... lo dice lo sguardo sorpreso di quel signore là in fondo che si è girato a guardarmi nonostante sia infagottata a mille dentro questo lungo cappottone.
Sto arrivando Milano mia cara. Gioiello dei ricordi più intimi e struggenti. Sede di una forte e grande famiglia che imparentata con la mia ha reso il mio Viaggio vita di oggi ancora più importante e bello. Ricordi cari preziosissimi, chiusi nella memoria e rispolverati ora, adesso mentre seduta in questa amena carrozza raggiungo velocemente un'altra meta..
Arrivo.
E sarò grande.
E piena di cose da raccontare.
Stretta alla mia valigia troppo angusta per contenere tutto.

Ma tu guarda che delusione. Credere di poter contare su Carmen e rendersi conto che invece lei mira ed ha sempre solo mirato ai tuoi pochi e miseri spiccioli. Quanta amara e ruvida tristezza mentre pondero siffatti pensieri.
Ero arrivata a Venezia un anno fa pensando di essere sola e di rimanerci pure, fare amicizia non è mai stato il mio forte. Da quando me ne sono andata da casa ho contato solo sulle mie forze cercando di evitare il PIÙ possibile gli altri. I contatti mi provocano l'orticaria soprattutto se sono troppo intimi sono nata per essere libera da qualsiasi vincolo.
Avevo conosciuto Carmen in un bar carinissimo vicino al centro poeticamente tra ponti e laguna. Gustavo e sorseggiavo l'ennesimo caffè espresso rimuginando a come trovare un ostello dove allocare le mie stanche membra, quando si avvicina veloce una giovane ragazza e urtandomi rovescia parte del mio caffè. Oh porca miseria! Come una furia mi giro verso di lei che mortificata mi guarda e solleva mogia mogia gli occhioni blu ciò che mi arriva come un colpo allo stomaco è la sua infinita dolcezza che scambio troppo frettolosamente per bontà.
Oggi a distanza di mesi penso a quanto mi sbagliavo su di lei.
Mi porge la mano, si presenta e il suo nome ha su di me l'effetto di una tisana calda in una fredda giornata di pioggia. A breve usciamo, mi sta portando a casa sua vuole cercare di pulire la mia camicetta dal caffè. Sorride sorniona. Rossa da morire dai capelli alla bocca carnosa. Non vorrei fidarmi dovrei fare come sempre faccio e invece forse stanca di tanta solitudine cedo, sorrido e lì mi frego con le mie mani.
Adesso mi siedo accendendo una sigaretta -dico sempre che sarà l'ultima e invece fumo ancora- mentre esalo il fumo lentamente dalla bocca socchiusa rivado veloce ai giorni in cui c io e la rossa Carmen abbiamo convissuto e ci siamo frequentate e mi dico quanto ho sbagliato a riporre la valigia piccina sulla cima di un armadio polveroso senza pensare che lasciando la confortevole amica con le cerniere in quel posto isolato avrei decretato la mia disfatta capitolando alla sua proposta di convivenza. Infatti eccomi qui a tirare le somme di una delusione. Carmen la rossa oltre ad essere una bella amica... era una ladra... ma non una ladra di illusioni e buonafede..una ladra davvero...

Carmen andava correndo ed io dietro di lei arrancando, col fiatone.
Rideva la marrana facevo fatica a starle dietro.
"Fermati ! "provavo a gridare ma sorda ai miei pietosi richiami correva.
A casa le chiedevo:" Prché mi porti in quei posti improbabili e rubi i tovaglioli di carta? Perché poi mi costringi a correre con te pazza e ubriaca di emozioni forti? "-
"Nessuno ti obbliga grulla!"- rispondeva spumeggiante e gorgogliava di risa la sua gola tenera.

Mi contagiava la sua gioia e il suo rubare ora apparteneva anche a me.

Per lei potevano essere fazzoletti di carta e cucchiaini al bar, oppure biglie di plastica nei negozi di giocattoli sempre cose rigorosamente piccole di poco valore era il suo dictat.
-"Non capisco il piacere che provi nel fare questo e nemmeno come faccia io a tenerti dietro"- ma lei rideva e mi trascinava giù per la china perché se lei era una ladra vera di cose da poco conto io a poco a poco divenni una ladra vera ma di cose importanti.
Stavo consciamente rotolando nel baratro spinta giù all'impazzata senza remore rimorsi o rimpianti. Prendevo di tutto al supermercato, nei negozi, al mercato, bastava che fosse costoso e rischioso.
E più era costoso e rischioso e più rubavo.
Sai, esattamente come quando imitando un amico cominci a fumare e poi senza sapere come ti ritrovi tossico, io ero una tossica del rubare mentre lei rimaneva innocente di fronte alle cose mie.
Finalmente un giorno mi presero e lì fu umiliante la cosa, decisi allora di smettere, smettere con tutto, smettere anche con lei.
Chiudere, finire, prendere la mia valigia dalla cima di quell'armadio polveroso dove l'avevo riposta e ripartire senza pensare al brutto che avevo compiuto con lei e per lei. Lei che sfrontata mi baciò sulle guance dicendo sommessamente che il suo intento era sempre stato di portarmi via qualcosa e che stava con me solo per quei pochi soldi che avevo in tasca spiegò inoltre che la vera intenzione era di farmi tanto male perché a suo dire mi amava
...bel modo di amare che hai ragazza...
l'ho presa forte per le braccia stringendo con forza e l'ho scossa, sbatacchiata urlando tutta l'indignazione che in realtà non possedevo...per darmi forza.
Separarmi da lei è stato facile ma separarmi da ciò che mi offriva la sua compagnia no.
Non allo stesso modo.
Sospiro. Mi alzo. Faccio l'ultimo tiro di sigaretta e poi la spengo con il piede come se sotto la mia scarpa ci fosse lei.



Stasera guardo la luna tonda e così grossa non l'avevo vista mai.
Anche in città si può vedere ma tu immaginati nella campagna o tra i monti che spettacolo deve essere così "gigante" maestosa.
Forse la Dea sorride materna e sorniona verso noi poveri sciocchi mortali posso sentire la sua bocca come un sipario che si apre e avvertire lo stesso fruscio che accompagna il balenare dei suoi denti diamante di luce accesi.
Io no, non sorrido proprio per niente sono furiosa e piena di rabbia.
La stessa rabbia di 20 anni fa identica.
Vedo che comincia a piovere forte tiro su il bavero mentre il freddo mi avvolge davanti dietro sui fianchi in testa. La rabbia scalda la pancia e il viso ma dentro, dentro il freddo gela le ossa.
Ho capito tutto nel momento stesso che l'ho guardato attraverso il monitor del pc, aveva un'altra il bastardo, un'altra me, un duplicato replicante di donna moderna attiva immessa nel circuito sociale più ambito perché lui adorava le donne forti piene di vita e succhiava via la linfa da loro sempre.
Lo avevo conosciuto così strappando il suo vorace succhiare ad un'altra donna ed ora un'altra donna ancora lo legava a sé non sapendo che sarebbe stata sfruttata a sua volta.
Lui ha fatto una scelta la più comoda di tutte la più vicina.
Ora faccio io la mia scelta nonostante muoia dalla voglia di piantare le unghie affilate sul suo viso fino a farlo lentamente sanguinare ripeto sommessamente a me stessa che devo avere la forza di aspettare il momento propizio.
La vendetta è un piatto che va gustato freddo questo mi hanno insegnato le donne del mio clan e ne dovrò fare tesoro, stanotte con questa luna piena mi sento come una lupa ululante di vendetta che riecheggiano l'urlo atavico chiede all'Universo di essere ascoltata.
Se tu sei cattivo io sono peggio.
Una donna tradita in questo modo ignobile diventa terribile alcuni uomini ne sono consapevoli altri no e tu sei tra coloro che ignari vanno facendo obbrobri nel mondo tu sei finito hai chiuso con me anche se ancora non lo sai.
Avevo risposto speranze come fiori di colori accesi nel giardino che ora si dimostrano vane.
Sono imbestialita anche con me stessa sento come ruggire l'anima mia al pensiero di quello che ti ho lasciato fare.
Batte scroscia la pioggia ovattando i rumori l'asfalto sembra acqua scura che rimanda bagliori di fari e lampioni.
Penetra la pioggia fin dentro gli abiti.
Quando ero ragazza adoravo ogni tipo di pioggia e più era scrosciante più mi rimettevo ad essa senza mai un riparo nemmeno un ombrello la prendevo tutta sul viso addosso le correvo incontro e non mi sono ammalata mai. Tornavo zuppa e grondante come un salice piegato dalle sue foglie ridendo dentro di me per la gioia infinita e il senso di grande libertà che mi dava mentre mia madre arrabbiatissima minacciava polmonite febbre e chissà quale altro malanno. Invece la febbre mi veniva solo quando piena di rabbia guardavo i litigi che lei faceva con mio padre e la polmonite quando non volevo più respirare perché non volevo vivere. Mai per la pioggia.
Oggi piena di graffi bruciature e ferite ancora intera inossidabile penso che seppur non eterna potrò combattere ancora per quell'ideale di giustizia trasparente~ ideale che mi rende partecipe alla vita e cittadina del mondo...sì voglio ancora lottare e poi vivere per quello in cui credo. Credo nella lealtà e nella congruenza.
Quindi combatto te che pieno di bugie affronti la vita. Codardo.
Sarò stata stupida ma ho amato di te tutto anche i tuoi difetti ed anzi quelli ti rendevano speciale ai miei occhi...in questo momento no ti vedo per ciò che sei e non per la proiezione di te che ho fatto.
Cammino sotto la pioggia le scarpe fan cic ciak come la canzone ma c'è poco da ridere.
Sono stanca stanca il passo si fa veloce e anche la mia piccola valigia pesa.
Trovo riparo sotto ad un ponte.
Un poco di tregua un respiro profondo... poi ripartito'...Milano magica città che mi hai visto ospite in questi giorni mi vedrai ripartire arrabbiata e delusa -quanto ti amo Milano mia_.
Lui ancora non lo sa ma la vendetta che ho preparato sarà terribile sento un brivido lungo la schiena.
Non senti fischiare le orecchie omuncolo...
non senti già il fiato sul collo, l'arrivo della tempesta?
Eh no...che ne sa lui che placidamente dorme avvinghiato alla sua nuova amante.
Ed io arriverò.
Inaspettata.
E lui soccombera'.
Rimetto in moto i piedi riparto incurante del rifugio improvvisato mi avvio verso la stazione.
La donna con la valigia in perenne viaggio.
Addio Milano tornerò di sicuro fra qualche tempo ma oggi devo andare verso colui che chiama la mia vendetta.
Senti? Non posso ritardare. Mi chiama forte.

Guardo dormire te tra le mie braccia, bella bellissima con un filo di sospiro lieve.

Rossa sulle guance, serena, distesa sul viso dolce.

Il cuore batte con unisono battito al tuo, creatura.

E così scellerata penso, di avere ad un tratto perso,
il senso di ogni cosa, scavallato da te,
sospesa come sei tra pensieri di vetro e un sorriso d'Angelo.

La tua venuta a me porto, come balsamo prezioso e raro di cui mai ne ho stanchezza.

Aspettavo attraverso vissute infinite vite, il fiore bianco profumato di verde azzurro, sentore di bimba che illudo sia mia.

Aspetta.

Fai in modo che imprimere tu possa nella memoria tua di donna il ricordo chi sono stata e poi...

allentati da me...

lasciami andare.



Tenersi stretti le persone vere...lasciare andare tutte le altre...

Ci sono persone che ti bloccano, ti ostacolano, impediscono che tu vada avanti e non è sempre perché siano mosse dalla semplicistica definizione " invidia di te". No. Sicuramente hanno tanta paura. Paura di perderti, di vedere che vai per la tua strada lontana lasciandole. Mettono in atto allora quelle stesse dinamiche ricevute che hanno imparato ad imitare dai modelli più importanti della loro vita, modelli tanto amati. E per Amore si trovano queste persone quindi costrette a trattenerti, semplicemente per compensare un bisogno di averti accanto a loro. Ciò che muove tutto questo è solo l'Amore, solo per Amore accade. Non dico che in alcuni casi non ci siano altre intenzioni forse meno nobili ma se ho capito qualcosa di come funzionano certe dinamiche interpersonali, posso affermare che la teoria dell'Amore è quella che desidero a me più vicina. Ciò non toglie che lascio sempre all'"Altro" la responsabilità di ciò che mette in atto e mi allontano...cercando nel farlo di pensare sempre e solo con Amore.



Seduta sulla panchina dissestata e smangiucchiata dalle intemperie in Fortezza da basso a Firenze, rivolgo il mio sguardo interno ai ricordi di quando a Milano andavo fantasticando del piatto freddo da preparare per la mia vendetta contro di te. Pensieri che si srotolano precipitosamente  pensando che niente possa essere abbastanza per quello, tutto quello che mi hai fatto. Un uomo inutile, al solo vedersi ridicolo, che la qui presente cretina ha raccattato dalla strada per farne il principe della mia vita. Ma quale principe, il principe dei miei stivali.

Ora ,qui all'umido di questa fontana circolare che echeggia l’acqua a ritmo ipnotico, non voglio proprio cucinare nessun piatto. Sono stanca, stanca delle continue liti, delle promesse vane, delle violenze.

Stanca.

L'esperienza talvolta non comunica e non insegna niente men che mai alle persone che come me hanno gli occhi foderati prosciutto, se non la coscia intera, a parare ciò che è evidente sempre agli altri e mai a te che non vuoi vedere, in questo caso io, cieca e rincretinita da chi sa quali echi familiari.

E vedere poi cosa? La mia e la tua nullità? Quindi la nostra. L’inesistenza di un sentimento? C’è mai stato sentimento?

Sento pensieri veloci che attraverso le sinapsi provocano un guizzo, un lampo,  una rabbia acuta e penetrante co-creazione delle disgrazie tutte, all'improvviso m'investe. Contrasta il freddo che sento all'improvviso dentro le ossa, viene come lama sottile, si insinua attraverso le cuciture del cappotto e giunge al corpo, alle gambe, al viso. Il cappello non basta, dovrei avere un casco per riuscire ad isolarmi da tutto questo freddo che batte in testa e poi giù giù nel cervello.

Un freddo che sa di notte vento e odio perché nell'imbrunire il giorno assume forme diverse. Teatro d’ombre cinesi che illude e racconta ciò che non è reale e non esiste provatamente.

Questa sera complicata e sibillina tinge ogni cosa di melanconica tenerezza e giunge al mio cuore pregnante di abbandono; il giorno lascia il posto alla notte e il buio rapisce la luce e poi la tira da parte provvisoriamente, con il suo colore nero.

Il cielo si riempie di stelle, seduta ancora qui imbambolata e colma in compagnia di questo stomaco chiacchierone che gorgoglia facendo coro al subbuglio dei pensieri tremendi che ora affiorano consapevoli alla coscienza.

Se il mio amore per te mi sta portando lentamente alla morte, la morte del mio entusiasmo, della carica gioiosa, del darmi con trasporto … dovrò prendere la decisione di…di  lasciarti e andarmene via da te con la mia piccola valigia.

Abbandonare questo falso sogno di fantastico amore e approdare alla conclusione.

Come ancora non so.


il piccione beccava sull'asfalto una briciola, ai miei occhi nascosta, il suo tubare accompagnava leve il tremolio del respiro. Con gli occhi rivolti al cielo ringrazio.                                                  M.G.